A ogni portata il suo tegame: gli utensili da cucina nell’antica Pompei

La campana suppellex assunse grande rilevanza e veniva esportata come bene di lusso in tutte le provincie Romane





POMPEI. Gli utensili, le posate e i recipienti per presentare a tavola i cibi cucinati nella Roma imperiale (come a Pompei) hanno creato una linea ancora attuale. Le tecnologie informatiche hanno consentito la riproduzione, nella Reggia di Portici, dell’Herculanense Museum che presentò per primo la storia degli scavi archeologici a Pompei e nei siti vesuviani in epoca borbonica. Ci riferiamo alle tecniche di distacco degli affreschi e alla riproduzione dei reperti degli scavi vesuviani, alla lavorazione dei marmi, all’arte scultorea, alla tecnica di restauro settecentesco e alla riproposizione di celebri sculture, oggetti ed utensili in bronzo.

In una delle sale del Museo Ercolanese (versione attuale) è riproposto (come nel ‘700) una cucina pompeiana (e romana) con le sue suppellettili, a dimostrazione dell’importanza che essa avevano nella preparazione del cibo, sia per l’ambiente in cui veniva preparato che per gli attrezzi. Vale a dire i recipienti in cui le portate venivano presentate ai commensali e le posate a cui si è ispirato lo Stile Impero. Sono reperti degli Scavi vesuviani, infatti, le casseruole zoomorfe che fanno parte dei manufatti di bronzo attualmente custoditi nel Museo Archeologico di Napoli.

Parliamo di un vasto assortimento di utensili artigianali con cui si prepara l’archeo-cucina e che ha rivoluzionato l’artigianato antico: vasellame in bronzo ma anche tavoli, sgabelli, letti, tripodi, scaldavivande, candelabri, lucerne e bilance. Materiale ritrovato numeroso negli scavi vesuviani, a riprova dell’alto profilo di un settore che è un vanto dell’antica civiltà romana. Rispetto alle epoche precedenti le forme degli oggetti si arricchirono con creazioni originali e con la rielaborazione di forme ellenistiche, come anfore, bacili, brocche ed askoi. La campana suppellex (tegami, padelle e casseruole) assunse grande rilevanza e veniva esportata come bene di lusso in tutte le provincie.

La scoperta di Pompei, Ercolano, Stabia e delle ville suburbane ha fatto conoscere un aspetto della vita quotidiana pompeiana (e romana) che è stata riprodotta ed assunta come modello per le suppellettili Stile Impero, che sono diventate una costante del bon-ton ed esposti nelle argenterie di prestigio. L’instrumentum domesticum di bronzo che forma la collezione dei piccoli bronzi ha il nucleo più cospicuo in quello originario delle città vesuviane, con più di 3.000 recipienti (vasellame da cucina e raffinati utensili da mensa).

Attualmente il numero dei recipienti di bronzo custoditi a Pompei e ad Ercolano supera i 5.000 esemplari. Forme sofisticate lasciano immaginare “cosa cuoce in pentola”: tonde e ben allineate nei tegami per le uova, a forma di maialino e di lepre per il pasticcio a base di carne e così via. All’epoca la cucina pompeiana (e romana) imponeva la preparazione di cibi con gli ingredienti dell’animale rappresentato dai contenitori, ma non dall’animale intero, che invece veniva tagliato in piccoli pezzi, tritato e insaporito con spezie.

A quei tempi la totalità del personale di cucina era formata da schiavi uomini, mentre le donne servivano ai triclini. La portata veniva servita a tavola nel tegame. Da ciò emergeva la raffinatezza pompeiana di offrire ai commensali lo stufato di manzo, una raffinata composizione di verdure o un pasticcio, nel tegame che ne rappresenta il contenuto, in modo da soddisfare vista e palato. Importante anche l’eleganza delle suppellettili da cucina, in cui è curato ogni minimo particolare.

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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