Da Quisisana arriva a Pompei la “lampadina”, il pomodorino “del re”

Dall’ex Orto Reale di Castellammare ecco il pomodoro di collina coltivato ancora proprio come due secoli fa




Marianna D’Auria

POMPEI. È arrivata anche a Pompei la “lampadina”, il pomodorino coltivato dall’azienda agricola biologica Dama sulla collina di Quisisana, immediatamente sopra la città di Castellammare di Stabia. Già da un po’ è possibile gustarlo nei due noti ristoranti “Pompei Centrale” e “Mercato Pompeiano”, un’esperienza gastronomica imperdibile per chi è legato ai vecchi sapori della tradizione contadina e ai sani valori della vita di campagna. I motivi ce li ha spiegati Marianna D’Auria, giovane fondatrice dell’azienda.

«La mia famiglia coltiva questo terreno da ormai duecento anni – ci ha raccontato –. Un tempo era una delle residenze estive del Regno Borbonico e i miei antenati erano la servitù del re. Da allora ci siamo passati il testimone di generazione in generazione e il nostro è ancora un pomodoro coltivato alla vecchia maniera». Guglielmo D’Auria, il bisnonno di Leopoldo, padre di Marianna, era il custode della Masseria Reale Borbonica, dedito alla coltivazione dell’orto Reale e alla gestione del casino di caccia. La tradizione parte con lui e arriva fino al nonno di Marianna.

«Vendeva pomodori ad uso popolare – racconta lei – in più allevava mucche, maiali, insomma portava avanti le classiche tradizioni campane. Quando è morto, mio padre ha preso le redini dell’attività e dato che la domanda di pomodori aumentava e che io comunque non riuscivo a trovare un lavoro stabile, ho iniziato ad aiutarlo e da qui ho deciso di creare l’etichetta». Partita con 15mila piantine di pomodoro nel 2015, oggi Marianna ne vanta quasi 100mila, che è il massimo consentito sui suoi quattro ettari di terreno.

E la cura e la dedizione con cui viene trattata ogni singola piantina sono esattamente quelle di una volta: «Autoriproduciamo questo seme ogni anno, non usiamo pesticidi né erbicidi, strappiamo l’erba a mano, insomma è un pomodoro artigianale a tutti gli effetti. Io stessa seguo la produzione, dal seme al confezionamento. Ci occupiamo anche  di tutta la linea vetro» ha specificato. Un lavoro che richiede uno sforzo notevole, ed è per questo che i pomodorini coltivati a Quisisana non si trovano al supermercato, ma vengono distribuiti solo attraverso canali selezionati, come ristoranti stellati o pizzerie gourmet.

pomodori Dama

«Sin dall’inizio ho scelto di rivolgermi solo a ristoratori che facevano particolarmente attenzione alla qualità» ha dichiarato Marianna. Ecco perché la “lampadina” è arrivata a illuminare anche i due ristoranti di Pompei. L’azienda però ha contatti anche con Salerno, Roma, Brescia, e altre città italiane. Un pomodoro d’élite, insomma, ma che col suo sapore ripaga completamente il suo prezzo leggermente più elevato rispetto a quello delle conserve che si trovano normalmente in commercio.

«Sul nostro sito pomodama.it sono pubblicate tutte le informazioni sul prodotto, anche perché voglio che il cliente sappia come viene coltivato quel pomodoro e perché ha quel determinato prezzo». Così ha spiegato Marianna durante la nostra intervista. Una chiacchierata che ci ha messo appetito e una domanda, alla fine, ci è venuta spontanea: quale sarà il piatto in cui questi pomodorini trovano la massima espressione del loro gusto?

Lei ci ha risposto così: «Senza dubbio lo spaghetto al pomodoro, la tradizione pura, il massimo riconoscimento italiano nel mondo». Non a caso sul sito ufficiale dell’azienda si legge: “Il connubio dei nostri pomodorini di collina con gli spaghetti del Pastificio dei Campi di Gragnano e le sapienti mani dello chef stellato Peppe Guida hanno dato vita ad un piatto dal sapore unico ed inconfondibile: la semplicità nata dalla passione e dai prodotti migliori di sempre: gli spaghetti al pomodoro, che taluni chiamano anche la devozione”.



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Valentina Comiato

Ha 24 anni, è laureata in lingue ma con un innato amore per la penna. Si divide tra università, associazionismo e scrittura. Crede nelle parole e nella partecipazione attiva. Per "Made in Pompei" scrive di piccole realtà, grandi talenti e bei progetti.

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