Vino, gli appassionati in fermento per gustare il Villa dei Misteri 2012

Dopo un lungo periodo di affinamento si presenta un colore rosso rubino e ha un profilo olfattivo molto complesso





POMPEI. Mentre nell’area archeologica di Pompei è partita come di consueto la vendemmia nei vigneti messi a coltura, gli appassionati di vino sono in fermento (è il caso di dirlo) perché quest’anno potranno degustare il “Villa dei Misteri” Annata 2012. Il vino – famoso in tutto il mondo – prodotto dalla casa vinicola Mastroberardino dalle uve della Pompei antica (attraverso un protocollo sperimentale con il sito archeologico, partito nel 1996) è frutto dell’uvaggio storico di Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso.

L’Aglianico è inserito in blend a partire dalla vendemmia 2011: risale infatti al 2007 l’ampliamento del progetto con l’individuazione di ulteriore aree da ripristinare a vigneto, destinandole integralmente alla coltivazione del nobile vitigno Aglianico – una delle varietà più rappresentative della viticoltura dell’antichità – naturalmente adatto alla produzione di grandi vini rossi da lungo invecchiamento.

La forma di allevamento selezionata a tale scopo è stata “l’alberello”, che meglio si adatta, nel microclima di Pompei, al vitigno Aglianico, in un connubio perfetto tra il vitigno di origine greca (“Vitis Hellenica”) e la tipica potatura corta ellenica. In questo millesimo, i livelli qualitativi conseguiti sul Villa dei Misteri sono molto elevati e si percepisce, in misura ancora maggiore rispetto al 2011, il contributo dell’Aglianico, delineando buona concentrazione, intensità aromatica, vellutato patrimonio di tannini, densità e particolare eleganza.

Il “Villa dei Misteri” del millesimo 2012, dunque, dopo un lungo periodo di affinamento, si presenta con colore rosso rubino e offre un profilo olfattivo molto complesso con note che ricordano la prugna, la marasca, la mora, il tabacco, la liquirizia, la vaniglia, le erbe officinali, il pepe e i chiodi di garofano. Al palato si caratterizza per buona densità e persistenza con sensazioni sapide, acide e morbide molto decise. Tutti gli aspetti sensoriali sono ben equilibrati tra loro e di particolare finezza.

La vendemmia iniziata nei giorni scorsi nei vigneti rimessi a coltura nella città antica e giunta ormai quest’anno alla XX edizione ha dato inizio alla raccolta e alla nuova produzione del vino “Villa dei Misteri” di Mastroberardino. La coltivazione e la raccolta delle uve nel Parco Archeologico di Pompei sono frutto di un rigoroso percorso scientifico di studio dei vigneti e delle antiche tecniche di viticoltura pompeiana.

Un percorso che è scaturito nell’ambito degli studi di botanica applicata all’archeologia condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco archeologico di Pompei. L’azienda vinicola Mastroberardino, in convenzione con il Parco, si è negli anni presa cura delle ricerche preliminari, dell’impianto e della coltivazione dei vigneti dell’antica Pompei, dando vita al pregiato vino “Villa dei Misteri”.

L’idea progettuale, nata nel 1994, dapprima riguardava un’area limitata degli Scavi di Pompei, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree messe a vigneto, tutte situate nelle Regiones I e II dell’antica città (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa 1,5 ettari e per una produzione potenziale di circa 40 quintali di uva per ettaro. Il vino “Villa dei Misteri” rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale luogo di valorizzazione e, al tempo stesso, di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.




 

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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