Pompei residenza d’artista internazionale per l’opera di Elena Mazzi

Il lavoro The School of Pompeii muove da una esplorazione e analisi di alcuni aspetti più nascosti della città antica





POMPEI. Dal 9 al 20 settembre 2019, Pompei è stata residenza d’artista internazionale per il progetto Artists in Architecture – Re-activating Modern european Houses, nell’ambito dell’accordo di cooperazione scientifica stipulato con il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II (Diarc), che ha visto all’opera l’artista Elena Mazzi. Risultata vincitrice di una selezione internazionale, Elena Mazzi ha realizzato per il Parco archeologico l’opera The School of Pompeii, muovendo da una esplorazione e analisi di alcuni aspetti più nascosti della città.

L’opera, che sarà a breve consegnata al Parco ed esposta al pubblico, è composta da 5 narrazioni a cavallo tra realtà e finzione, complementari a 5 tableaux vivant fotografici di grandi dimensioni, all’interno dei quali in alcuni casi compaiono ex dipendenti del Parco, oggi in pensione, che hanno vissuto per lungo tempo la città antica attraverso il loro lavoro. Lo scorso 20 settembre il lavoro è stato presentato in anteprima, ai partner del progetto e alla direzione del Parco Archeologico di Pompei, in attesa della consegna finale.

La residenza d’artista rientra nel progetto Creative Europe, curato dal Diarc in partenariato con il Centre for Fine Arts di Bruxells Bozar e la Fundacio Mies van der Rohe di Barcellona. Artists in Architecture è un progetto interdisciplinare teso a promuovere sinergie tra tutela e produzione culturale, nel quadro degli impegni dell’Anno Europeo del Patrimonio 2018.

L’artista Elena Mazzi

All’intersezione tra arte, architettura e formazione, il progetto curato dalle professoresse Maria Rita Pinto e Serena Viola, contribuisce alla valorizzazione di un segmento meno noto del patrimonio europeo, con l’avvio in contemporanea di sei sperimentazioni in case d’artista: a Bruxelles, Barcellona, Bucarest, Praiano e in Casina Fiorelli a Pompei.

La commissione che ha selezionato l’artista era composta dalla docente di architettura, Maria Rita Pinto, dal direttore generale del Museo Madre (Napoli), Andrea Viliani, e dal professor Giovanni Menna. Seguendo un approccio antropologico, Elena Mazzi esplora identità contemporanee offuscate, indaga e documenta sia l’identità personale che collettiva. Il suo lavoro guarda in due direzioni non opposte, ma intrecciate: da un lato, il modello nordico, pioniere della sostenibilità e di strategie incentrate sul benessere delle persone; dall’altro, una forma mediterranea di capacità cooperativa di fare di necessità virtù, implementando riutilizzo e riciclaggio.

A Pompeii è stata affiancata dall’artista finlandese Lena Seraphin e assistita dagli studenti del Dipartimento di Architettura. Durante il soggiorno l’artista ha avuto modo di confrontarsi con il contesto e immergersi nel vissuto del Parco Archeologico. Risultato atteso è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica ai valori tangibili e intangibili del patrimonio, in particolare delle residenze in cui hanno vissuto e operato personalità significative del secolo breve, testimoniando l’effervescenza intellettuale dell’Europa in diversi momenti della storia recente.



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Redazione

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