Tecnologia e archeologia: ora si potranno leggere i papiri carbonizzati di Ercolano

La tecnica messa a punto da un team guidato dal Cnr consente di decifrare il testo contenuto negli antichi rotoli





ERCOLANO. Appartenuta ad un ricco personaggio della famiglia dei Pisoni, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare, la Villa dei Papiri di Ercolano fu costruita nel 60 a.C. a picco sul mare e immersa in un paesaggio suggestivo e unico. Fu salotto di importanti intellettuali e filosofi e, per la collezione di statue e sculture ritrovate durante gli scavi e oggi conservate presso il Museo Archeologico di Napoli, ha un immenso valore artistico e culturale.

Ma ad impressionare maggiormente sono i circa 1.800 papiri raccolti nella biblioteca della villa e contenenti in gran parte testi in greco del filosofo epicureo Filodemo di Gadara. La villa prende il nome proprio da questi ritrovamenti papiracei, scampati alla distruzione e carbonizzati che riportavano scritti riguardanti l’etica, l’eloquenza, l’amore, la pazzia e redatti oltre che in greco anche in lingua latina.

Un papiro di Ercolano

Per molti secoli, diversi studiosi hanno cercato, vista la delicatissima modalità di conservazione e la fragilità dei reperti, di poterne leggere il contenuto, spesso con risultati alquanto disastrosi proprio per la fragilità del materiale. Adesso, questa impresa, grazie a tecnologie non invasive messe a sistema da un team internazionale guidato da Graziano Ranocchia dell’Istituto per il Lessico intellettuale europeo e Storia delle idee del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), sembra possibile.

Il gruppo di lavoro è arrivato a decifrare un testo greco nascosto sul verso della celebre Storia dell’Accademia (PHerc. 1691/1021) di Filodemo di Gadara (110-40 a.C.), rotolo che è sfuggito alla distruzione e che doveva essere parte di un’opera più ampia intitolata Rassegna dei Filosofi, la più antica storia della filosofia greca in nostro possesso. La ricerca è stata pubblicata su Science Advances ed è frutto di un team di esperti specializzati in vari settori e che hanno coinvolto il personale di Iliesi e Nanotec del Cnr, del Cnrs/Museo di Storia Naturale di Parigi e il Dipartimento di fisica della Sapienza di Roma.

La scansione di un rotolo

«L’utilizzo dell’hyperspectral imaging che lavora con spettro infrarosso ad onda corta (swir, 970-2500 nm), associato a principal components analysis, ha rivelato per la prima volta diverse parti di testo greco», ha dichiarato Graziano Ranocchia. «Le indagini effettuate sul rotolo papiraceo PHerc. 1691/1021, hanno svelato resti di ampie colonne appartenenti al medesimo testo vergato sul recto, destinate ad essere successivamente inglobate nella versione finale del libro». Molto spesso i rotoli greco-egizi venivano riutilizzati anche nel verso. «Dei 1.840 papiri greco-ercolanesi, catalogati e custoditi presso l’Officina dei Papiri della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, solo otto sembrano avere questa caratteristica» aggiunge il ricercatore.

«La tecnica utilizzata riesce a penetrare in profondità negli strati di materiale, diversamente dalla fotografia a infrarossi a 950 nanometri finora messa in campo per questo tipo di studi, rendendo possibile la lettura di centinaia di rotoli preservati a Ercolano dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e appartenenti all’unica biblioteca antica in nostro possesso. Scoperti a metà del Settecento, questa straordinaria collezione di rotoli ci trasmette opere inedite di illustri filosofi greci come Epicuro e Crisippo, solo in parte riportate alla luce, in grado di rivoluzionare le nostre conoscenze nel campo della filosofia antica e della letteratura classica», conclude Ranocchia.



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Alessandra Randazzo

Classicista e blogger da sempre sensibile al mondo dei Beni Culturali, si sta specializzando nel settore del giornalismo archeologico, collaborando con diverse riviste del settore.

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