La musica nel mondo antico sarà il tema della passeggiata notturna a Oplontis

È il tema scelto dall’Archeoclub di Torre Annunziata che propone la riproduzione dei suoni con gli strumenti antichi





TORRE ANNUNZIATA. Ripercorrere le vicende dell’antica Oplontis e della magnifica Villa di Poppea attraverso la storia della musica e degli strumenti musicali utilizzati duemila anni fa. È il tema scelto dall’Archeoclub d’Italia, sezione di Torre Annunziata, che in occasione dell’apertura serale prevista dai progetti di valorizzazione del Mibac, sabato 14 settembre 2019 propone un itinerario dal tema “La musica nel mondo antico”, con visita alla Villa di Poppea e introduzione alla conoscenza della musica nel mondo romano attraverso la riproduzione dei suoni con gli strumenti usati in antico. Durante la serata si illustrerà l’argomento presso il calidarium della Villa di Poppea e ci sarà un intermezzo musicale. Accompagneranno i visitatori i soci dell’Archeoclub, i gruppi si formeranno alle ore 20:30 e alle 21:30.

La musica presso i Romani – si legge nella presentazione dell’evento, a cura dell’Archeoclub – si sviluppò grazie agli influssi della musica etrusca e greca. Quando i Romani conquistarono la Grecia e la Macedonia, nel II secolo a.C., si appropriarono degli elementi più caratteristici del sistema musicale. Tuttavia, a differenza di quanto accadeva nel mondo greco, i Romani non ritenevano la musica un elemento essenziale della formazione culturale, anche se le riconoscevano virtù terapiche, una sorta di “medicina” per curarsi da certe malattie.

Essi preferivano invece utilizzare la musica soprattutto per incitare i soldati nelle battaglie, per rendere più solenni le cerimonie ufficiali, di guerra o di pace, in occasione di parate militari, feste civili, ma anche nei riti propiziatori a sfondo religioso. Col passare del tempo gli austeri costumi tradizionali della società romana divennero meno rigidi, così la musica cominciò ad essere un elemento imprescindibile anche in contesti afferenti la vita privata delle persone, come nei banchetti, nei matrimoni, nei funerali.

Nel I secolo a.C. la musica e anche il coro cominciarono ad apparire in nuovi tipi di spettacolo, come ad esempio la pantomima, che rappresentava scene di vita quotidiana o scene storiche e mitologiche, mentre nel tardo impero si diffuse a Roma la moda dei concerti strumentali e vocali: i virtuosi erano ricercati e ben pagati e occupavano un posto di prestigio presso le corti degli imperatori.

I Romani utilizzavano principalmente strumenti a fiato come la tibia, strumento ad ancia doppia simile all’aulos greco, la tuba, tromba di diversa lunghezza, il cornus o buccina, strumento di metallo ricurvo terminante con un padiglione (simile ad un corno da caccia), che venivano usati anche per dare segnali militari. In particolare la tuba e la buccina ritmavano la vita dell’accampamento e davano il segnale della battaglia.

Fra gli strumenti a corda erano in uso la cetra e la lira; tra quelli a percussione, i timpani, i tamburi e i cimbali, il sistro, i crotali (una specie di nacchere). Dagli autori antichi si sa che in età imperiale la musica era studiata a corte: è risaputo, ad esempio, che lo stesso Nerone cantava accompagnandosi con la cetra. Purtroppo della musica antica solo pochissimi componimenti sono giunti fino a noi, per cui si può soltanto provare ad immaginare quale fosse la ricchezza e la complessità dei suoni e dei ritmi che accompagnavano gran parte delle attività pubbliche e private dei Romani.



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Redazione

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