Jazzit Fest 2019, è tempo di bilanci

Luciano Vanni: «Mi auguro che rimanga la memoria di un’esperienza positiva». E ora la Ludoteca Sociale a Pompei





POMPEI. A quasi due mesi dalla conclusione, è tempo di bilanci per il JazzIt Fest che si è svolto a Pompei a fine giugno. Centinaia di artisti sono arrivati da tutto il mondo, ospiti della comunità pompeiana, per colorare la città con le loro sonorità fatte di jazz e di sessioni musicali improvvisate. Ma il percorso che ha portato al Jazzit Fest non si è certo esaurito con l’evento stesso. In questa intervista l’ideatore e promotore della grande kermesse musicale (e non solo) Luciano Vanni, traccia un bilancio dell’esperienza pompeiana e spiega come gli effetti positivi del percorso di partecipazione civica innescato intorno al Jazzit Fest si manifesteranno anche nel futuro.

Dal 28 al 30 giugno si è tenuto a Pompei il Jazzit Fest, giunto quest’anno alla sua settima edizione. Che giudizio dai a questa edizione?
«Senz’altro positivo, e ci tengo a rendere omaggio a tutti coloro, partendo innanzitutto dal ristretto gruppo dei volontari attivi e riuniti attorno a Civitates, che hanno partecipato in modo attivo all’esperienza di “accensione civica” che si è manifestata pubblicamente in occasione del Jazzit Fest, perché un pezzo rilevante della società civile, in modo indipendente, generoso e a titolo di volontariato, si è mobilitato attorno alle buone pratiche, alla musica e alla cultura.

Cosa significa esattamente “accensione civica”?
«Accensione civica è il nome che abbiamo dato a un’esperienza di “cittadinanza attiva” e di mobilitazione di una comunità locale che si mette in moto, attorno alla co-progettazione di un evento culturale, per dare il meglio di sé e ritrovare il gusto di cooperare, accogliere, ospitare, creare nuove relazioni sociali e costruire qualcosa assieme che porti con sé la coscienza del bene comune e della responsabilità sociale».

Il Jazzit Fest è stato solo l’ultimo step di un percorso iniziato a Pompei molto tempo fa, quasi un anno prima.
«Ebbene sì, e infatti l’analisi del Jazzit Fest deve necessariamente essere collocata nell’ambito della più vasta azione intitolata “Civitates Pompei”: un lavoro che si è compiuto nell’arco di dieci mesi, tra settembre 2018 e giugno 2019, e che è arrivato a Pompei per iniziativa di Smart@Pompei, un progetto avviato dal Ministero dei Beni Culturali (Mibac) e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) che ha riconosciuto in Civitates, e nel Jazzit Fest, una iniziativa di valore sociale, pedagogico e culturale da replicare a Pompei; e per questo devo ringraziare per la fiducia Alberto Bruni (MiBac) e Luca Papi (Cnr), e l’immediato coinvolgimento del sindaco Pietro Amitrano, che ha coinvolto l’amministrazione cittadina offrendo il patrocinio all’evento».

Quali risultati ha generato?
«A Pompei, nel corso di questi mesi, si è costituito un bel gruppo di volontari – tra giovani e meno giovani, tra donne e uomini diversi nell’orientamento politico – che ha operato, con il suo grande carico di umanità e con autentica passione civile, per dare vita a un percorso di accensione civica: ed ecco emergere una Pompei protagonista dell’accoglienza e del ristoro di comunità per circa 400 ospiti (musicisti, addetti ai lavori e volontari) provenienti da tutto il mondo, mettendo in rete decine di b&b, hotel, famiglie e ristoratori; una Pompei mecenate che ha cofinanziato il Jazzit Fest e al tempo stesso la nascita di una “Ludoteca Sociale” con il 50% delle donazioni e il 20% delle sponsorizzazioni raccolte (l’elenco è pubblicato su jazzitfest.it e sarà citato in uno spazio specifico all’interno della ludoteca stessa: Civitates destinerà la somma dovuta sul c/c della no profit che gestirà la ludoteca entro il 31 dicembre 2019, ndr); una Pompei che si è messa in gioco attraverso la comunicazione bidirezionale (foto-hashtag #benvenuti_jazzitfest #laculturachevince); e una Pompei che si è attivata con la rigenerazione urbana attraverso la riapertura del Parco della Mamma e il Bambino, che ha generato un nuovo desiderio di “partecipazione” e “co-gestione dei beni comuni”, e una Pompei che ha offerto un contributo per pulire e allestire il Museo Temporaneo d’Impresa per accogliere l’ufficio festival e i laboratori di musica per l’infanzia. Così come voglio ricordare la preziosa opportunità che abbiamo avuto nel poter utilizzare gli spazi del “Fondo Librario Maiuri” per l’organizzazione di concerti in diretta streaming. E poi è stato bello vedere come molti commercianti abbiano allestito le loro vetrine per rendere omaggio alla musica, ospitando al tempo stesso delle performance; come il gruppo dei volontari si sia mobilitato per adottare una nuova segnaletica creativa con materiale di recupero; così come mi ha emozionato osservare piazze, strade e vicoli “legati” attraverso l’installazione di un raso rosso, simbolo della cultura che genera nuove relazioni sociali».

C’è qualcosa che rifaresti o che non rifaresti?
«Ragiono sempre sul futuro, mai sul passato. Di certo, a Pompei, vorrei che non si spegnesse il “fuoco sacro dell’accensione civica” e sarei davvero felice se il gruppo dei volontari riuniti attorno a Civitates potesse continuare a volersi bene e a operare assieme, anche perché abbiamo almeno una responsabilità sociale da custodire: avviare e coordinare la nascita della futura “Ludoteca Sociale” che per l’appunto sorgerà grazie al contributo economico della società civile pompeiana».

Pur tra tante rinunce e limitazioni, non dipese dall’organizzazione del festival, il pubblico ha dimostrato di aver gradito moltissimo le performance degli artisti.
«L’organizzazione di un evento complesso come il Jazzit Fest – che nasce come esperienza d’innovazione sociale più che come “festival jazz” tout court – porta con sé infinite criticità e variabili perché si deve adattare e modellare a contesti ed ecosistemi politici, culturali e sociali sempre diversi, fatti di abitudini e comportamenti collettivi. I problemi che abbiamo dovuto affrontare sono stati legati all’impossibilità di usare per i palchi dei concerti gli spazi esterni, comunitari, e la mancanza di un piano di limitazione della circolazione che avrebbe generato “uno spazio e un ambiente da festival”, e che quindi avrebbe favorito un’esperienza di maggiore godibilità per i cittadini. Ma forse il problema maggiore è stato quello dei tempi: aver saputo troppo tardi di queste limitazioni, e questo ha innescato numerosi problemi di produzioni e ci ha impedito la realizzazione di un programma dei cento concerti. Ma alla fine è andato tutto per il meglio. Per quanto riguarda il successo, ti ringrazio per questa osservazione. Certo, la partecipazione c’è stata ed è stata attenta, simbolo che a Pompei – grazie ai numerosi promoter cittadini di qualità – c’è una discreta preparazione e curiosità nei confronti di eventi artistici».

Ti aspettavi comunque questo successo?
«Guarda, ho un’idea del tutto particolare del successo. Poco mi importa di “contare” gli spettatori, anche perché è fin troppo semplice catturare l’attenzione e la partecipazione del pubblico: mi auguro che tra i pompeiani rimanga nel tempo la memoria di un’esperienza positiva e di qualità. E allora sì, che il tutto avrebbe avuto un senso».

Quali sono state le reazioni degli artisti che hanno suonato in città e che sono stati ospitati dalla comunità locale?
«Al termine del Jazzit Fest chiedo sempre un’analisi e un commento dell’esperienza vissuta a tutti i musicisti e addetti ai lavori protagonisti della “Residenza Creativa”. L’orizzonte è come sempre vasto e mai univoco. La maggioranza è stata bene e ha pubblicamente, anche sui social, espresso ricordi emotivamente carichi di gioia e piena soddisfazione: altri hanno lamentato problemi di produzione e di accoglienza, e ci può stare, anche perché, ahimé, ci siamo ritrovati a ri-costruire il festival a meno di due settimane dall’inizio e molto dipende dalla sensibilità delle singole persone che accolgono e che sono accolte. Ma c’è una cosa che non dimenticherò mai: le pagine Facebook di centinaia di musicisti cariche di immagini delle famiglie o b&b ospitanti, e infiniti commenti e immagini delle ricette e piatti offerti dalla comunità. Ecco, queste testimonianze di affetto e questi commenti, penso siano la migliore testimonianza dell’accensione civica pompeiana e uno straordinario esempio di turismo culturale di comunità che ha raccontato positivamente Pompei in tutta Italia e in tutto il mondo».

Secondo te, come ha risposto la comunità pompeiana nei confronti di questa grande opportunità?
«È la domanda più complessa e difficile cui rispondere, perché una comunità di persone è fatta di tante individualità e di infinite sensibilità e di infiniti caratteri. Di certo posso dire che Civitates e il Jazzit Fest hanno coinvolto e mobilitato centinaia e centinaia di pompeiani: e tutti con modalità diverse e con livelli di coinvolgimento diverso, dalla semplice donazione alla fotografie con hashtag #benvenuti_jazzitfest e #civitates_pompei, passando per altre forme di cooperazione, solidarietà e attivazione. Ho notato, tra i pompeiani, una certa disillusione e una certa diffidenza nel sentirsi comunità: questo è stato l’ostacolo più grande da superare, ma alla fine, la passione civile e il desiderio di “fare qualcosa in più per la città” ha smosso le coscienze. Ma siamo solo agli inizi».

E cosa resterà di questa esperienza di partecipazione, accensione civica e organizzazione di un evento così complesso?
«Parto da una considerazione attorno a ciò che abbiamo fatto tutti assieme. Grazie a tale esperienza, la comunità pompeiana ha meritato interesse su scala nazionale in virtù della sua “accensione civica”: il 24 giugno, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, abbiamo avuto il privilegio di raccontare questa straordinaria esperienza di attivazione civile attraverso la musica e le buone pratiche a fianco di Massimo Bray e di altri rappresentanti della cultura e delle istituzioni nazionali; il 28 giugno ci ha fatto visita la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, interessata a verificare questo rinnovato desiderio di partecipazione attorno alla cultura e ai beni comuni; il 29 giugno, in collaborazione con la cabina di regia Smart@Pompei (composta da Mibac e Cnr), e con il supporto di grandi società private, abbiamo lanciato un progetto che intende sollecitare il protagonismo dei giovani di Pompei e della buffer zone sui temi dell’innovazione d’impresa associata al patrimonio storico artistico e a valori quali responsabilità e sostenibilità; e il 10 luglio, l’associazione Degli Apoti di Pozzuoli, ha conferito al comitato civico Civitates Pompei il premio “Homo Civicus Flegreo 2019” per celebrare un esempio di “cittadinanza attiva e difesa dei beni comuni”. Non è poca cosa. E poi, ripeto, ci sarà da capire come il gruppo dei volontari riuniti attorno a Civitates intenda organizzarsi per affrontare il futuro della sua azione sul territorio, a partire dall’attivazione della Ludoteca Sociale».

C’è qualcosa da mettere in agenda nel futuro, che riguarda sempre l’azione di Civitates?
«Certo. Almeno due azioni. La prima riguarda l’organizzazione, assieme a Smart@Pompei, di un’azione che intende sollecitare l’impresa giovanile attorno alla tecnologia, all’innovazione, a valori positivi e al proprio territorio. E poi, qualora il bando pubblico promosso dalla Regione Campania (Poc Unesco dgr 431/2016) – coprogettato da Civitates in collaborazione con il Comune di Pompei – andasse a buon fine, riusciremo a sperimentare sul territorio una iniziativa di Turismo Culturale di Comunità e la nascita dell’Archivio della Memoria Civica senza alcun costo per i contribuenti pompeiani (così come è accaduto per il Jazzit Fest) ma generando nuove risorse e nuove opportunità dall’esterno grazie alla condivisione e alla messa in rete di professionalità, idee e competenze».

Quale ricordo porterai con te della settima del Jazzit Fest?
«Molte, moltissime cose. Innanzitutto l’amicizia, la sintonia, l’affetto e il grado di “familiarità” che ho raggiunto con molti pompeiani. E poi ci sono infinite immagini impresse nella memoria associate all’ospitalità che ho meritato, alla generosità e alla solidarietà che moltissime persone hanno dimostrato nei miei confronti. E poi ci sono gli ultimi abbracci, sinceramente stretti e forti, che mi sono scambiato con tutti coloro con cui ho condiviso l’esperienza. Pompei, nella mia memoria, non sarà più soltanto uno straordinario parco archeologico. C’è di più».



mm

Redazione

Made in Pompei è una rivista di promozione territoriale e informazione culturale, turistica, enogastronomica, scientifica ed economica.

Lascia un commento