Vanità e superstizione a Pompei: nella Regio V ritrovati amuleti portafortuna e contro la malasorte

Gli oggetti preziosi erano contenuti in una cassa in legno ritrovata durante gli scavi nella celebre Casa con Giardino





POMPEI. Uno scrigno ricolmo di preziosi amuleti probabilmente appartenuti ad un’abitante di sesso femminile della Casa con Giardino: questo è quello che riemerge dall’ultimo fortunato scavo della Regio V di Pompei. Gemme, elementi decorativi in faience, bronzo, osso e ambra; monili legati al mondo femminile e utilizzati sia per abbellimento, sia per proteggersi dalle influenze negative. Vanità e superstizione custoditi all’interno di una cassetta di legno che gli abitanti della casa non sono riusciti a salvare e che gli archeologi hanno da poco ritrovato nella polvere dello scavo.

La traccia della cassa in legno che conteneva i reperti, le cui cerniere bronzee si sono ben conservate all’interno dello strato vulcanico, a differenza della parte lignea che è andata disgregandosi, è stata individuata accanto all’impronta di un’altra cassetta, o mobile, in uno degli ambienti di servizio dell’imponente abitazione, la stessa che ha già restituito la famosa iscrizione con la presunta data autunnale dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Sul fondo della cassetta ormai decomposta, sono stati rinvenuti i preziosi oggetti, tra cui due specchi, diversi vaghi di collana, elementi che dovevano ornare mobili o altro in faience, bronzo, ambra, osso, un unguentario vitreo, amuleti magici di forma fallica, varie gemme, tra cui un’ametista con figura femminile e una corniola con figura di artigiano, tutti di qualità pregiata e di buona fattura e dallo straordinario valore apotropaico. Tra le paste vitree, inoltre, si distinguono per ricchezza quelle con incise la testa di Dioniso e un satiro danzante.

È difficile ricostruirne la provenienza e anche stabilire a chi dovessero appartenere all’interno della familia allargata della domus. Altri oggetti preziosi sono stati risparmiati dagli scavi clandestini nel XVII e XVIII secolo e alcuni sono stati ritrovati ancora indosso alle vittime dell’eruzione, i cui resti sono emersi stravolti in altri ambienti dell’abitazione. Tra gli oggetti non visti dagli scavatori si conservano un anello in ferro ancora al dito della vittima e un amuleto di faience.

La straordinaria conservazione degli oggetti ha permesso ai restauratori del Parco archeologico di Pompei un accurato lavoro di pulizia e di consolidamento con materiali reversibili e presto questo straordinario tesoro sarà oggetto di un suggestivo racconto espositivo all’interno della Palestra Grande, in una mostra che continuerà quella appena conclusa – Vanity – che ha esposto preziosi gioielli provenienti dalle Cicladi e dalla Campania.

«Si tratta di oggetti della vita quotidiana del mondo femminile – dichiara il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna – e sono straordinari perché raccontano microstorie, biografie degli abitanti della città che tentarono di sfuggire all’eruzione. Nella stessa casa, abbiamo scoperto una stanza con 10 vittime, tra cui donne e bambini, di cui stiamo cercando di stabilire le relazioni di parentela e ricomporre la biografia del gruppo familiare, attraverso le analisi sul Dna. E chissà che la cassetta di preziosi non appartenesse a una di queste vittime».

«Particolarmente interessante – conclude poi il direttore Osanna – è l’iconografia ricorrente degli oggetti e amuleti, che invocano la fortuna, la fertilità e la protezione contro la malasorte. E dunque i numerosi pendenti a forma di piccoli falli, o la spiga, il pugno chiuso, il teschio, la figura di Arpocrate, gli scarabei. Simboli e iconografie che sono ora in corso di studio per comprenderne significato e funzione».

 

 

 

 

 

 

 

 

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Alessandra Randazzo

Classicista e blogger da sempre sensibile al mondo dei Beni Culturali, si sta specializzando nel settore del giornalismo archeologico, collaborando con diverse riviste del settore.

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