La Casa della Caccia Antica a Pompei

È nota per affreschi di IV Stile realizzati poco prima dell’eruzione: il mito raffigurato riguarda il Apollo, Diana e Atteone





POMPEI. Resterà visitabile fino al 22 luglio 2019 la Casa della Caccia antica nel Parco archeologico di Pompei. Una domus che nell’ambito del Grande Progetto Pompei (Gpp) ha registrato un’esemplare collaborazione tra l’Università degli Studi di Torino, il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” e il Parco Archeologico di Pompei nello studio, analisi, conoscenza, valorizzazione e conservazione della Domus della Caccia Antica. La prima fase progettuale ha riguardato gli apparati decorativi e il pavimento mosaicale del tablinum.

È stato studiato lo stato di conservazione al fine di comprendere le cause del degrado, studiando anche le modalità degli interventi precedenti. Studi che hanno consentito iniziative conservative mirate, a cui si è affiancato nel 2017 il progetto “Da Pompei a Venaria”, rivolte alla conoscenza e alla valorizzazione della Casa della Caccia antica, allo scopo di promuoverne la ricerca interdisciplinare tra archeologi, architetti,  storici dell’arte e analisti delle cause di degrado (chimici, geologi, fisici, biologi), nonché informatici.

La documentazione è servita a ricostruire la storia costruttiva della struttura muraria, riconducibile alla seconda metà del II secolo a.C., identificando varie fasi costruttive e di ristrutturazione successive, fino agli interventi seguiti al terremoto del 62 d.C. Si sono, inoltre, avviati rilievi ed una campagna di riprese fotografiche finalizzate alla rilevazione della domus in 3D. Nell’ambito delle attività didattiche del Corso in Conservazione e restauro dei beni culturali, sono stati avviati interventi di restauro su affreschi, sculture, arredi, vasi, strumenti e calchi di arredi.

La domus risale al II secolo a.C., è a pianta romana con ingresso, atrio e tablinum, posti su un solo asse, anche se è meno grande specie nella parte retrostante. È conosciuta per affreschi di quarto stile realizzati poco prima dell’eruzione e restaurati nel 2016, tra i quali due quadretti mitologici dell’ambiente centrale che affacciano sul giardino. Il mito raffigurato riguarda il dio Apollo, una Ninfa, Diana e Atteone. Quest’ultimo è un cacciatore che fu trasformato in cervo dalla dea per averla guardata fare il bagno nuda.

Questa è un’interpretazione prevalente del mito (che come tutti i miti greci ha cento altre versioni diverse) legato al senso di difesa della pudicizia tipico della dea greca Artemide (Diana) protettrice delle vergini. A dirla in breve un cacciatore voyeur (o più volgarmente “guardone”) fu trasformato in un animale cornuto e venne divorato dai suoi stessi cani. Qualcuno chiederà: qual è stato il ruolo di Apollo? La risposta comporta un’altra interpretazione del mito, legata ad uno scatto di gelosia del gemello di Artemide. La scena di caccia, che ha dato il nome alla Casa, è ubicata nel peristilio e si presenta purtroppo scolorita perché non è stata preservata a dovere (nel tempo) dalle insidie meteoriche.

 

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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