La grande arte dei cammei: dimostrazione live nella gioielleria Lina Vitiello

La realizzazione dal vivo di un piccolo capolavoro ha entusiasmato i presenti diventando un vero “spettacolo”





POMPEI. L’arte campana del cammeo su conchiglia è stata la protagonista assoluta della prima “live work demonstration” organizzata dalla gioielleria Lina Vitiello nel punto vendita di via Lepanto, a Pompei. La dimostrazione dal vivo del grande lavoro artistico e di precisione che c’è dietro la realizzazione di un cammeo è diventata un vero e proprio “spettacolo”, che ha catturato l’interesse delle tante persone, tra appassionati e semplici curiosi, intervenuti alla speciale serata del 25 maggio 2019.

Grazie al maestro cameista Antonio Guarracino di Torre del Greco, esponente di un’azienda familiare che da generazioni lavora coralli, pietre dure e conchiglie, è stato possibile scoprire tutti i segreti di questa antica arte e assistere dal vivo alla realizzazione di vari cammei in conchiglia, con varietà di forme, misure e soggetti. E i “segreti” sono presto detti: passione, vena artistica, precisione e tanta calma. Eppure realizzare un piccolo capolavoro da un pezzo inerme e “inespressivo” di conchiglia non è certo alla portata di tutti.

«È l’arte del togliere» ha spiegato Antonio ai presenti, mostrando come dalla parete della conchiglia, con un gran lavoro di polso e utilizzando un piccolo strumento simile ad uno scalpellino, chiamato “bulino”, si possa ottenere un vero e proprio bassorilievo. Per quanto riguarda la scelta del soggetto (ad esempio un volto, un cavallo, una scena mitologica, ecc.) «dico sempre che è la conchiglia a decidere cosa andremo a realizzare sul suo dorso» ha spiegato il maestro incisore rispondendo alle domande dei curiosi – ma soprattutto “curiose” – presenti.

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«Bisogna sempre tener presente il pezzo di conchiglia che si ha davanti: la superficie quasi mai è omogenea e in base alle caratteristiche si decide, ad esempio, dove realizzare una spalla, una mano o un viso. A volte può capitare che il soggetto sia su commissione: in quel caso bisogna scegliere “il pezzo” che meglio si adatta a ciò che si vuole scolpire». Le conchiglie più utilizzate per cammei sono la sardonica (madagascarensis clasis), dal colore marrone più o meno scuro, e la corniola, dal colore più chiaro, che si avvicina al rosso. In genere la conchiglia più scura è considerata più pregiata.

Da ognuna si possono ricavare più cammei: dipende dalle dimensioni degli stessi e dalla grandezza della conchiglia. In genere si va da 4-5 pezzi medio-grandi ai 15, se di piccole dimensioni. Una volta ottenuti più pezzi da ogni guscio, comincia la fase artistica vera e propria. Si prepara un disegno preliminare di ciò che si andrà a scolpire, sulla conchiglia stessa o su un foglio di carta. Dopodiché l’artista si deve armare di bulino e di pazienza, iniziando a incidere la parte esterna del guscio. Lo spunto spesso sono i miti antichi o i grandi capolavori rinascimentali, ma non mancano ovviamente le richieste ad hoc, come scene su commissione e ritratti, molto apprezzati soprattutto all’estero e in particolare sul mercato americano.

«Il tempo necessario a completare un lavoro – spiega ancora Antonio Guarracino – varia dalla complessità del soggetto: si va da un paio di giorni ad alcune settimane, in caso di scene molto composite. Il lavoro più complicato? Sicuramente il ritratto: non basta infatti realizzare un bel volto di donna, in quel caso è necessario rendere anche la somiglianza alla persona rappresentata». Alla fine il cammeo si completa con una montatura in oro o in argento e diventa un vero e proprio gioiello da indossare. Insomma un’antica arte tramandata sino a noi da maestri incisori, diventata un’eccellenza campana, che riesce sempre ad incantare il pubblico di tutto il mondo.



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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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