Pompei nel cinema neorealista dei favolosi Anni ’50: quando la piazza divenne un set

Nel secondo Dopoguerra tre pellicole strappalacrime furono ambientate nella città vesuviana, tra Scavi e Santuario

POMPEI. Nei favolosi “Anni ‘50” – un’epoca che ha segnato il nostro immaginario in modo indelebile e che ancora oggi fa sognare milioni di persone – si affermarono una serie di film di vario genere che riscossero un grande successo popolare. Le pellicole non si limitavano solo a intrattenere e a far dimenticare per un po’ le preoccupazioni quotidiane degli spettatori, ma facevano luce su spaccati di vita reale, con personaggi di estrazione popolare.

Il filone cinematografico del cosiddetto “neorealismo rosa” proponeva spesso storie sentimentali a lieto fine (il più famoso fu “Pane amor e fantasia”, regia di Luigi Comencini, 1953), oppure veri e propri melodrammi, storie strazianti e lacrimevoli come “Catene” (regia di Matarazzo, 1949), o ancora, i capolavori del grande Totò, che spesso si reggevano quasi esclusivamente sul taletno artistico del comico.

Tra i film dell’epoca ve ne furono tre in particolare che rimasero bene impressi nella memoria dei pompeiani, perché le vicende narrate si svolgevano proprio nella cittadina vesuviana e sempre qui ne furono girate varie scene. Il primo fu “Rosalba, la fanciulla di Pompei”, un film italiano del 1952, scritto, diretto, interpretato da Natale Montillo che ne fu anche produttore. Le riprese si svolsero tra Pompei, Castellammare di Stabia e Napoli, e protagonisti indiscussi delle scene furono il Santuario, gli Scavi, il fiume Sarno e la campagna pompeiana. I protagonisti erano Roberto Risso, Silvana Muzi ed Elli Parvo, mentre i momenti comici furono affidati a Beniamino Maggio e Ugo D’Alessio.

La bellissima attrice Ilse Petersen in una pausa del film “La Trovatella di Pompei” (1957)

Passiamo alla trama: la figlia (Rosalba) e la seconda moglie d’un contadino (Laura) amano entrambe un bel giovane nei guai per una storia di cambiali. La spunta Rosalba, ma un antico amante della matrigna, venuto a conoscenza della storia, ricatta il giovanotto. Il bieco viene ucciso da Laura, però viene arrestato il bell’innocente. Colpo di scena: la matrigna scopre di essere veramente madre della fanciulla e morente, dopo essere stata investita da un’auto, confessa il delitto, permettendo ai colombi di vivere felici.

“Noi peccatori”, invece, uscì nelle sale cinematografiche il 21 marzo del 1953 diretto da Guido Brignone, che per la scena finale scelse il centro storico di Pompei. La protagonista Lucia (interpretata da Yvonne Sanson) è paralizzata alle gambe a causa di un incidente. Giunta in processione a Pompei incontra Stefano (l’attore Steve Barclay). Poi, di fronte a un’icona della Vergine avviene il miracolo: la giovane si alza e tra l’incredulità della gente torna a camminare.

Durante le riprese, la piazza davanti al Santuario si trasformò in un set cinematografico come dimostra la foto di copertina, gentilmente concessa dal signor Vincenzo Senatore (seduto al centro) dove si notano alcuni pompeiani che insieme a lui fecero da comparsa alla processione finale. La pellicola mise in risalto (a differenza di altre incentrate sulla città antica) soprattutto il Santuario e la Madonna di Pompei, con la sua storia di prodigi e miracoli.

La terza e ultima pellicola che vale la pena menzionare fu un altro film “strappalacrime”: “La trovatella di Pompei” (1957), per la regia di Giacomo Gentilomo, con Alessandra Panaro e Massimo Girotti. Ambientato a Napoli ma con qualche scorcio sul Santuario e sulla Supplica, anche questo film trasformò il sagrato in set cinematografico. Basti guardare la straordinaria seconda foto, in cui si vede il regista con la bellissima attrice Ilse Petersen. A far da cornice i numerosi pompeiani accorsi a vedere le riprese del film. (Foto L. Ametrano).



mm

Luigi Ametrano

Imprenditore del settore alberghiero, appassionato della storia moderna di Pompei e collezionista di fotografie, libri, cartoline e altri oggetti d'epoca.

Lascia un commento