Napoli, le carni bovine piemontesi nel menù di Tavernetta Colauri

È una carne estremamente tenera e con pochi grassi, per li più Omega 3, che dà il meglio di sé battuta al coltello o poco cotta





NAPOLI. Nuovo menù con un ingresso eccellente per la Tavernetta Colauri di Napoli. Nel locale dei cugini Rosario Morra e Salvatore Esposito entra in carta, infatti, da metà maggio la rinomata carne dei bovini di razza piemontese allevati da Dario Perucca. Niente soia né insilati, allevamento etico e benessere degli animali: queste le regole base dell’azienda agricola del cuneese Cerutti Laura Maria diretta da Perucca, quarta generazione di allevatori, che conta attualmente 250 capi.

Il risultato è una carne estremamente tenera e con pochi grassi, una buona parte dei quali sono Omega 3, che dà il meglio di sé battuta al coltello o poco cotta. La new entry, che va a impreziosire la già ricca proposta di carni pregiate della Tavernetta Colauri, è perfettamente in linea con la filosofia di attenta ricerca di prodotti e materie prime da sempre seguita da Morra ed Esposito che propongono anche una variegata “Carta degli olii extravergini di oliva”, nonché delle interessanti selezioni di formaggi e salumi.

Tavernetta Colauri apre nel settembre del 2007 nel borgo di Santa Croce, tra i Camaldoli e Chiaiano, per volere di Rosario Morra e Salvatore Esposito, cugini tra loro e originari del parco che ospita il ristorante. Il sodalizio si realizza dopo che Morra ed Esposito hanno perfezionato la loro preparazione, rispettivamente in cucina e in sala, con esperienze in Italia e all’estero.

Il locale prende il nome dalla famiglia nobile dei Colauri che, alla fine del 1200, per evitare la tassazione imposta dal governo Angioino si trasferì fuori dalle mura cittadine stabilendosi in quest’area chiamata “Rione dei Calori di sopra e di sotto”. Rustica l’atmosfera della Tavernetta che presenta travi a vista e attrezzi agricoli fissati alle pareti. La cucina, prevalentemente di terra, è incentrata sui piatti della tradizione partenopea che seguono la stagionalità dei prodotti e sulla ricca proposta di carni servite su pietre ollari e pietre di sale rosa dell’Himalaya. Ben strutturata la carta dei vini che annovera circa 800 etichette, in prevalenza nazionali, con una netta prevalenza di referenze campane, toscane e piemontesi.



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Redazione

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