Successo per le installazioni animate firmate da Carros de Foc

La kermesse è stata organizzata dal Nabilah e da Travelers, in partnership con la guida online “Visit Naples”





BACOLI. Si è conclusa da pochi giorni la trilogia di eventi animati dalla compagnia internazionale “Carros De Foc”, sodalizio di artisti e creativi noto in tutto il mondo per le straordinarie installazioni allestite ogni anno al “Burning Man”. La kermesse è stata organizzata dal Nabilah e da Travelers, in partnership con la guida online “Visit Naples”. Il tema protagonista del primo capitolo della trilogia è stato l’aria. La spiaggia del Nabilah si è trasformata nel deserto Black Rock del Nevada tra rapaci volanti, acrobati sospesi in cielo e sound deep spiritual.

Sull’arenile si è svolto lo spettacolo “Guerreras de Fuego” con protagonista uno spirito alato, ovvero l’aquila Sofia, un grande uccello sospeso da una gru che ha sorvolato l’orizzonte battendo le ali, battito accompagnato da un gruppo di guerrieri che danzavano al ritmo di una danza ancestrale agitando fiaccole incandescenti con la missione di diffondere la felicità.

Altro momento coinvolgente è stato quello avente come protagonista il “Caballo Real”, un essere vivente millenario che ha attraversato centinaia di luoghi magici che solo l’immaginazione può creare e che è giunto al Nabilah coinvolgendo i presenti in una straordinaria avventura. Il tema che ha animato il secondo capitolo della trilogia è stato l’acqua con protagonista Pedro, travestito da Poseidone, ed Euterpe. Sulla spiaggia del Nabilah si sono incontrate due figure diverse ma ugualmente affascinanti: il giovane gigante è un ribelle che non riesce ad accettare il mondo così com’è.




Euterpe è invece un’adolescente che viene da un pianeta lontano, desiderosa di imparare, e che perciò si adegua facilmente ai costumi e allo stile di vita del luogo in cui si trova. Il terzo ed ultimo capitolo della kermesse dedicato al fuoco. Sono tornati in tale occasione l’Aquila Sofia e Pedro, questa volta nella sua mise originale. La cerimonia di chiusura del Festival è consistita nell’incendio delle strutture che hanno animato la trilogia, un rito purificatore e rinnovatore.  Miguel Ángel Martín, fondatore della compagnia “Carros de Foc”, ha creato il primo membro di questa gigantesca famiglia nel 1994.

Il sodalizio si è via via allargato – per numero di membri e installazioni – e ha partecipato a eventi di respiro mondiale come il Burning Man negli Stati Uniti d’America, il Dubai Shopping Festival negli Emirati Arabi, il festival Mawazine in Marocco, e tanti altri. Per la trilogia svoltasi a Napoli, Miguel ha installato al Nabilah le sue produzioni più famose: Euterpe, Pedro, le scale magiche, il Caballo Real, l’Acquila Sofia.

«Per me e per i membri della compagnia Carros de Foc – ha commentato l’artista – esibirci in questo luogo è stato magico. È venuta fuori un’energia particolare a Napoli, qui al Nabilah si sono incontrate l’arte e la diversità.  Il pubblico italiano è molto simile a quello spagnolo: è un pubblico con molta energia che vive la festa e la cultura, che si integra facilmente. L’italiano non è solo uno spettatore, vuole partecipare».

Il suo rapporto con l’arte visiva e scenica viene da lontano. «Ho passato tutta la vita circondato dall’arte – spiega ancora Miguel Ángel Martín – dato che vengo da una famiglia di artisti. Nel 1994 ho avviato un progetto molto speciale, ovvero Carros de Foc, con installazioni giganti che trasmettono molto più che un’ora di arte statica e che sicuramente faranno la storia. E grazie a queste si è creata una nuova tendenza, che sta spopolando in tutto il mondo, coniugabile in ogni tipo di spettacolo. Ho tentato di realizzare sculture che facessero di più, che raccontassero sentimenti, che fossero in grado di scrivere la storia. Per questo è nato Carros de Foc».

A ispirare tutto questo c’è stato un grande artista del passato. «C’è una corrente artistica che mi ha ispirato, quella di Salvator Dali. Il surrealismo, l’astrazione del surrealismo, togliere le cose dal loro contesto. Ed è questo che ho voluto fare: togliere le cose dal loro contesto, sorprendere il pubblico così come faceva Salvador Dali».


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Redazione

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