Casatiello salato o dolce? Meglio entrambi!

Benché seguano due preparazioni diverse tra loro, sono accomunati dal nome e dalla gran richiesta di questo periodo

POMPEI. Quando in Campania si parla delle tradizioni gastronomiche pasquali, non ci si può sbagliare: la prima parola che viene subito in mente è “casatiello”. «Salato o dolce, questo tipo di prodotto da forno solletica la fantasia e stuzzica l’appetito ed è immancabile sulla tavola il giorno di Pasqua, e non solo»: parola di mastro fornaio Carmelo Esposito, che di casatielli ne ha sfornati davvero tanti, a testimonianza dell’interesse sempre crescente che c’è intorno a questo prodotto tipico campano. Insieme a lui proviamo a capirne un po’ di più sul casatiello salato e dolce: benché seguano due preparazioni molto diverse tra loro, sono accomunati dal nome e soprattutto dalla gran richiesta di questo periodo.

Le origini del casatiello salato (nella foto di copertina) pare risalgano agli anni intorno al Seicento, quando la cucina napoletana, anche grazie all’influenza spagnola, comincia a diventare più complessa e più vicina a quella dei giorni nostri, evolvendosi dal semplice consumo dei prodotti della terra. In questo contesto, appunto, si inserisce la nascita del casatiello, un prodotto da forno che nasce da un impasto simile a quello del pane, lievitato con il “criscito” (il lievito madre) per 24 ore e con l’aggiunta abbondante di formaggio, il pecorino romano, nel caso di mastro fornaio Esposito.

Proprio dalla presenza del prodotto caseario, si ritiene che derivi anche il nome “casatiello”. Ma ciò che lo rende appetitoso è la presenza di sugna (‘nzogna), pepe, salame, pancetta e il tocco finale: un uovo sodo all’interno. Un mix di sapori che fa del casatiello un alimento davvero completo. Al di là degli ingredienti, però, ciò che lo lega alla Pasqua è anche l’aspetto: secondo la leggenda, infatti, le strisce di impasto incrociate che custodiscono le uova ricorderebbero il mistero della Croce, mentre la forma circolare starebbe a simboleggiare il ciclo della vita e la resurrezione contemplata dalla Pasqua cristiana.




Il casatiello dolce

Come dicevamo, però, del casatiello c’è anche la versione dolce e mastro fornaio Esposito non tralascia nemmeno quella, realizzandola secondo il metodo classico di Torre Annunziata, nel rispetto della tradizione: «La caratteristica del casatiello dolce (che va distinto da quello salato, altrettanto celebre e diffuso sempre a Pasqua) è di essere preparato con il lievito madre (il c.d. “criscito”) e con lo strutto: in questo modo viene realizzato un dolce molto alto e corposo, ma di una sofficità strabiliante. Il segreto di un ottimo casatiello, infatti, sta proprio nella lievitazione».

Gli ingredienti sono farina, zucchero, sugna, latte, uova, burro, il tutto ricoperto da una glassa di zucchero fondente, frutta candita e i caratteristici “diavolini”, ovvero dei piccolissimi confetti di zucchero molto apprezzati da queste parti. Il tocco finale che arricchisce il gusto è dato dall’aggiunta di aromi naturali, come il fior d’arancio, la cannella, la vaniglia e il sambuca. «Forse – conclude mastro fornaio Esposito – il casatiello dolce è un prodotto molto amato proprio per la sua semplicità, in cui gli ingredienti base della nostra alimentazione si fondono per dare vita ad un dolce saporito e genuino, senza fronzoli e con tanto gusto».



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Redazione

Made in Pompei è una rivista di promozione territoriale e informazione culturale, turistica, enogastronomica, scientifica ed economica.

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