Musica, ospitalità e accensione civica: Pompei capitale dell’innovazione sociale con il Jazzit Fest

Città in fermento per l’atteso evento di giugno: oltre 400 musicisti per una tre giorni di musica e partecipazione

POMPEI. Da mesi Pompei è in fermento e si sente parlare ogni giorno di accensione civica, cittadinanza attiva, di ludoteca sociale e, soprattutto, del Jazzit Fest che si svolgerà dal 28 al 30 giugno 2019. Un movimento silenzioso ma inarrestabile che ha trascinato un po’ tutti come un’onda e che finalmente in questi giorni si presenterà ufficialmente alla città e all’Italia intera.

Giovedì 4 aprile 2019, alle ore 11.00, presso il salone Marianna De Fusco di Pompei, infatti, ci sarà la prima conferenza stampa di presentazione del percorso di “accensione civica” promosso sul territorio in attesa del Jazzit Fest #7. Si parlerà di una delle più straordinarie storie d’Italia; di una comunità locale, quella di Pompei, che attorno alla musica, all’arte e alla cultura – in modo autonomo, indipendente, apolitico e a titolo di volontariato – si sta mobilitando per far emergere desidero di partecipazione, passione civile, impegno sociale, inclusione, cooperazione, solidarietà e consapevolezza dei beni comuni.

Sarà un incontro trasmesso in diretta streaming nazionale sulle pagine Facebook: Il Turismo Culturale, Jazzit, Jazzit Fest, Civitates, Civitates Pompei e A-Change: il festival delle buone pratiche (Feltre, 4-6 ottobre 2019). Alla conferenza stampa interverranno Pietro Amitrano, sindaco di Pompei, Alberto Bruni (Mibac) e Luca Papi (Cnr) del progetto Smart@Pompei, e Luciano Vanni, ideatore di Civitates e cuore pulsante del Jazzit Fest.

Il Jazzit Fest nasce nel 2012 per iniziativa di Luciano Vanni, già direttore ed editore di Jazzit e Il Turismo Culturale: si tratta di un evento itinerante prodotto da Civitates srl – Impresa Sociale, un’organizzazione nazionale senza fini di lucro impegnata a promuovere esperienze virtuose di cittadinanza attivare a creare una rete nazionale di buone pratiche a favore delle persone, dell’ambiente, del patrimonio artistico e della memoria di comunità. Proprio a Luciano (nella foto di copertina, insieme ad alcuni piccoli studenti di Pompei) abbiamo chiesto qualche anticipazione in vista della conferenza stampa e soprattutto del tanto atteso Jazzit Fest di giugno.

Pompei è in fermento per il Jazzit Fest che si terrà a giugno. Di che cosa si tratta?
«Il Jazzit Fest è davvero qualcosa di unico e speciale, perché nel corso di sei edizioni in giro per l’Italia (Umbria, Piemonte, Veneto, Puglia e nel 2019 in Campania, a Pompei, ndr), abbiamo dimostrato che la musica, l’arte e la creatività sono straordinari strumenti pedagogici in grado di mobilitare e sollecitare le migliori energie civiche di una comunità locale. Ciò che distingue il Jazzit Fest è il fatto che la comunità locale che ospita l’evento diventa protagonista dell’accoglienza e del ristoro dei musicisti ed è coinvolta in un percorso di “accensione civica”: gli abitanti sono invitati a sottoscrivere un impegno di volontariato attraverso la “Banca del Tempo” e sono guidati a sperimentare un’esperienza di cittadinanza attiva, partecipazione, impegno, inclusione, educazione civica e cooperazione destinata a stimolare un rinnovato sentimento di comunità».

L’attività che si sta svolgendo a Pompei dalla primavera del 2018 è suddivisa in due parti distinte: un percorso d’innovazione sociale denominato Civitates, che si occupa di cittadinanza attiva, e un evento musicale di tre giorni chiamato Jazzit Fest.
«Il Jazzit Fest è costruito attorno alla “Residenza Creativa” di oltre trecento musicisti e addetti ai lavori, che partecipano di propria iniziativa e a titolo di volontariato – da ogni angolo d’Italia e da tutto il mondo – per incontrarsi, conoscersi, registrare, esibirsi, provare e produrre nuova musica, ispirati dal territorio e a contatto con la comunità ospitante, trasformando Pompei in uno luogo di sperimentazione artistica; e allo stesso tempo, nell’arco di un anno, per l’appunto il percorso d’innovazione sociale Civitates, gli abitanti sono incentivati a giocare un ruolo attivo sul fronte dell’organizzazione, della comunicazione e della produzione dell’evento: ospitano i musicisti nelle loro case e sono protagonisti di un’esperienza di cittadinanza attiva, utile a risvegliare sentimenti di solidarietà, virtuosismo, impegno civico, responsabilità e passione civile».

Ci spiega le caratteristiche di questo evento che metterà la città al centro del mondo (musicale e non solo) per tre giorni?
«Il concetto chiave del Jazzit Fest è semplice: coinvolgere e responsabilizzare, nell’arco di un anno, la società civile di un territorio nella coprogettazione di un evento musicale, nello specifico il Jazzit Fest, invitando gli abitanti a donare, ospitare, cooperare, accogliere, condividere e comunicare: ciò che io chiamo percorso di “accensione civica Civitates”. Ciò significa affidare alla comunità locale parole come impegno civico, cooperazione, solidarietà, inclusione e cittadinanza attiva: concetti che ahimé, oggi, in Italia, sono troppo spesso trascurati e trascurati a favore di un atavico senso di egotismo, invidia, litigiosità, cinismo, diffidenza e di una delega eterna agli “altri”. Ma gli altri siamo noi. Ebbene sì. Ciò che è interessante sapere è che l’esperienza di “accensione civica” di Pompei sarà un case history europeo e sarà raccontata, analizzata e indicizzata da giornalisti, istituti culturali e istituti scientifici».

L’idea di una comunità locale che fa “suo” l’evento e che apre le porte di casa per accogliere i musicisti, che dona per cofinanziarlo, che partecipa alla comunicazione e che coinvolge professionisti, commercianti e imprenditori locali, appare davvero rivoluzionaria!
«L’idea del Jazzit Fest nasce nel 2012, quando ho scoperto che sarei diventato padre: da allora ho pensato che fosse arrivato il momento migliore per cambiare la mia vita e mi sono dato una prospettiva più affascinante: dedicare le mie energie e il mio tempo nel tentativo archetipico – e anche un po’ utopistico di costruire un’alternativa alla cronaca deprimente del nostro tempo, che rende popolari i trogloditi, i razzisti, i barbari, i banditi, i violenti, i cinici e i ciarlatani. Coinvolgere gli abitanti di una comunità nella coprogettazione di un evento musicale – che troppo spesso viene catapultato addosso alle persone con palchi roboanti messi in piazza e con artisti pagati a debito pubblico – significa far emergere le energie migliori e preparare le persone a un’esperienza di cittadinanza attiva. E tornare a dare alla musica un valore fortemente sociale. Perché coinvolgere gli abitanti e gli imprenditori nell’accoglienza e nel ristoro? Perché l’accoglienza misura da sempre il grado primo di civiltà di un popolo. E accogliere musicisti  provenienti da tutto il mondo significa creare nuove relazioni sociali e comprendere il fascino della musica e di chi fa musica. Perché coinvolgere gli abitanti e gli imprenditori nelle donazioni e sponsorizzazioni? Perché donare significa compartecipare e sentirsi responsabili. Perché coinvolgere la società civile a comunicare? Perché ciò significa sollecitare un coinvolgimento attivo, creativo e comunitario, di comunicazione bidirezionale e digitale: una socializzazione della comunicazione che fa comunità e stimola creatività».

A proposito. Abbiamo saputo che il cofinanziamento del Jazzit Fest passa per il “Fondo di Sviluppo Culturale”.
«Per dimostrare che il futuro è una responsabilità collettiva, e per sollecitare filantropia e mecenatismo attorno alla musica, all’arte e alla creatività, destineremo il 50% delle donazioni liberali e il 20% delle sponsorizzazioni raccolte alla nascita di una ‘Ludoteca Sociale’ nella città di Pompei: uno spazio civico destinato al superamento di qualsiasi diversità e fragilità derivanti da povertà, disabilità e solitudine. Il luogo, così come la sua governance, sarà scelta dagli stessi finanziatori all’indomani del Jazzit Fest. Sarà così una straordinaria occasione di confronto per la città di Pompei e un laboratorio civico sul bene comune. Di certo donerò l’assegno alla costituenda ludoteca sociale il 31 dicembre 2019, dopo aver raccolto, indicizzato e promosso pubblicamente tutti i donatori e tutti gli sponsor che l’hanno resa possibile. Ciò che ho fatto, poi, è mettere in contatto i volontari del Jazzit Fest e di Civitates con la cooperativa sociale “Labbraccio Onlus” di Salerno, che da anni opera su questo fronte».

E cosa sta accadendo?
«Ci stanno arrivando centinaia di immagini con persone che stanno donando ed ormai è diventato un gioco di cooperazione e solidarietà. E ciò che mi sta emozionando è verificare che tutta la comunità locale di Pompei si è messa in moto per partecipare a questa esperienza di “donazione partecipata” e che da ogni angolo d’Italia si stanno mobilitando per sostenere questa “utopia apparente” che apparterrà a Pompei e un po’ a tutta Italia».

Ci spiega il modello di sostenibilità del Jazzit Fest?
«Il Jazzit Fest non fa uso, per statuto, di contributi diretti da parte dell’amministrazione pubblica locale, e si finanzia attraverso donazioni, sponsorizzazioni, bandi, merchandising e servizio ristoro condiviso. Ciò significa sperimentare un nuovo modello di sostenibilità economica fondato sul volontariato attivo, sull’economia collaborativa e sull’economica civile. Una bella sfida, anche questa utopica, che ogni anno genera una straordinaria catena di valore economico e sociale. L’idea di produrre un evento di questo tipo nasce per responsabilizzare e coinvolgere abitanti, professionisti, musicisti e imprenditori, e per costruire una collaborazione virtuosa e cooperativa con l’amministrazione locale senza produrre debiti, ma valore: ciò significa operare assieme con tavoli tecnici, sul fronte della sicurezza, dei permessi e delle autorizzazioni. E soprattutto nella coprogettazione di bandi per attrarre nuove risorse, che spesso vengono disperse: e infatti a Pompei abbiamo partecipato alla realizzazione di un bando Unesco promosso dalla Regione Campania, che mi auguro vada al meglio. E se tutto andrà per il meglio, riusciremo a finanziare un progetto di turismo culturale di comunità (una guida turistica, timbri di comunità e venti video interviste per l’Archivio della Memoria Civica, ndr) che sarebbe un prototipo su scala europea, e tutta una sequenza di laboratori civici, attività e azioni che mi vedranno attivo a Pompei per oltre dodici mesi anche all’interno dei plessi scolastici del territorio e sui temi della rigenerazione urbana, dell’inclusione e dell’innovazione d’impresa. E ne approfitto per ringraziare l’amministrazione tutta, giunta e consiglio, e il primo cittadino Pietro Amitrano, per la grande disponibilità e cooperazione dimostrata. Ma anche il Parco Archeologico di Pompei e la Diocesi di Pompei, con cui ho costruito un rapporto di sincera e mutua collaborazione».

Sono partiti anche alcuni laboratori civici: uno sulla rigenerazione urbana e uno sull’educazione, mentre si annunciano altre esperienze sul fronte dell’inclusione e dell’innovazione d’impresa
«Si, e con grande partecipazione civica. Nelle scuole primarie di Pompei è iniziato un percorso di incontri con gli alunni per coinvolgerli attorno ai valori positivi della musica, il jazz in particolare: e sarà loro compito rappresentare con disegni parole quali cooperazione, libertà, fantasia, rispetto, solidarietà, integrazione e inclusione. A marzo abbiamo inaugurato anche un percorso di rigenerazione urbana grazie alla partecipazione dell’architetto Paolo Mighetto e alla Cooperativa Sociale Terra Felix “progetto Horticultura” con l’obiettivo, nuovamente utopico ma quanto mai affascinante, di ri-disegnare lo spazio urbano di Pompei con il verde, la creatività e materiale di recupero. A breve attiveremo un laboratorio sull’inclusione sociale, per coinvolgere quel capitale immenso rappresentato dai diversamente abili che saranno protagonisti di uno specifico progetto di comunicazione destinato ai musicisti protagonisti di una “Residenza Creativa” e alle famiglie ospitanti. E poi annunceremo anche un’azione destinata ai giovani abitanti di Pompei e della buffer zone per stimolare nuove forme d’impresa locale».

Come sta reagendo la comunità di Pompei?
«In modo assolutamente gioioso e partecipe. Ciò che sto osservando è un nuovo desiderio di sentirsi comunità accogliente, solidale, ospitale e cooperativa: un qualcosa di inatteso e di straordinario valore anche per i pompeiano stessi, che si stanno osservando con nuovi occhi e stanno riscoprendo il loro valore civico troppo spesso rimasto come energia potenziale. Che invece è forte, potente e qualificato».

Quali sono i tuoi obiettivi? Cosa ti aspetti da questa esperienza?
«Abbiamo tutti un unico desiderio: fotografare idealmente, tra il 28 e il 30 giugno, il futuro desiderato di tutti i pompeiani e consegnare a sé stessi nonché agli amministratori, musicisti, giornalisti, turisti e ospiti provenienti da tutto il mondo una città bella, solidale, positiva e accogliente. E soprattutto una città a misura di cittadini e di giovani, e non solo appannaggio dei turisti. E poi una città giusta: dobbiamo lavorare sulla classificazione dei rifiuti, su patti di reciprocità, sul km0 e sulla solidarietà e sull’inclusione. Il futuro sarà costruito sull’economia dei comportamenti. Civitates è l’occasione giusta per elaborare un laboratorio civico sulle buone pratiche e per rimettere al centro le buone pratiche. Mettiamocela tutta, tutti assieme».

Per chi volesse entrare in contatto con la grande famiglia del Jazzit Fest e della rete di accensione civica rappresentata da Civitates per dare il proprio contributo, anche di semplice incitamento, i modi sono tanti e tutti semplici: può collegarsi al sito web www.jazzitfest.it, può scrivere una e-mail all’indirizzo info@jazzitfest.it oppure può comporre sul proprio telefono il numero 3393737764. Ovviamente un modo ancora più semplice e utile è quello di partecipare alla conferenza stampa del 4 aprile a Pompei. (Foto: Jazzit Fest).

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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