La fullonica di Stephanus: da dimora patrizia a primo esempio di lavanderia “industriale”

Tra le lavanderie di Pompei, quella di Stephanus è senza dubbio la più famosa perché la più articolata e complessa. 

POMPEI. Dopo il terremoto del 62 d.C. partì nell’antica Pompei una straordinaria trasformazione urbanistica che interessò non solo i templi, il foro centrale e le terme, ma le stesse case private. La pagina Facebook del Parco Archeologico di Pompei porta l’esempio della Fullonica di Stephanus. Una fabbrica per il lavaggio dei panni sporchi, sia in fase di produzione dei tessuti che nel lavaggio dei panni che cambiavano periodicamente i pompeiani, i quali tenevano molto alla pulizia, convinti che l’igiene fosse fondamentale nella cura del corpo umano.

La lavanderia di Stefano venne appunto costruita dopo il 62, trasformando una casa privata in un moderno opificio (per l’epoca, ma anche per i giorni nostri a causa della razionalità del suo impianto, dotato persino di mensa operaia). Al centro dell’atrio dell’antica Domus venne costruita una grande vasca al posto dell’impluvio. Il compluvio fu ricoperto a terrazza per l’asciugatura dei panni, mentre altre vasche furono costruite nello spazio che prima era stato il giardino, nella parte retrostante della casa.

Tra le lavanderie di Pompei, quella di Stephanus è senza dubbio la più famosa perché la più articolata e complessa. Il nome del proprietario è stato dedotto da un’inscrizione elettorale dipinta vicino all’ingresso, dove si dice che in quella lavanderia lavoravano uomini e donne. Situata sul lato sud della Via dell’Abbondanza, rappresenta l’unico esempio di opificio a Pompei nato dalla trasformazione di una casa patrizia.

È interessante notare la predisposizione razionale degli ambienti a partire dall’ampio vestibolo d’ingresso ai locali, dotato di luogo di ricevimento della clientela, decorato in IV stile. L’atrio è dominato dall’ impluvium centrale che è stato trasformato in una vasca per il lavaggio con l’aggiunta di una cornice in rilievo, utilizzata per i tessuti più delicati, mentre quelli con le macchie più resistenti venivano “lavorati con i piedi” nelle vasche retrostanti. Dei pestatoi lavoravano i tessuti con acqua e soda o con i liquidi attinti dai “raccoglitori di urine” dei “vespasiani”: si tratta di bagni pubblici che presero il nome dall’Imperatore che li istituì con decreto.

Una volta  trattati, i tessuti venivano lavati con creta o con terra calcarea, battuti e cardati.  Ultima fase era la stiratura, ottenuta introducendo gli abiti in presse in pietra. Le fulloniche, come i panifici e le sale di produzione delle ville di campagna di Pompei dove si produceva vino, derrate e conserve alimentari, rappresentano i primi esempi di organizzazione aziendale moderna. L’embrione della moderna organizzazione dello spazio di fabbrica dotato finanche di mensa per gli operai.

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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