Pompei celebra San Valentino con l’affresco dei Casti Amanti: è il bacio più famoso dell’antichità

Dalle poesie d’amore di Catullo, Seneca o Virgilio che si recitavano nell’antica Pompei a quelle d’oggi dei Baci Perugina

POMPEI. La pagina Facebook del Parco Archeologico di Pompei strizza l’occhio alle coppie di innamorati riportando il romantico affresco del bacio più famoso dell’iconografia pompeiana: quello della Casa dei Casti Amanti. Ora che si avvicina San Valentino nella sacralità del consumismo della recessione (nel senso che si deve assolutamente consumare perché mancano conoscenze di alternative ma nello stesso tempo mancano a molte coppie anche i soldi per fare le cose che vorrebbero) si fanno i paragoni tra i tempi moderni e quelli antichi. Senza dubbio le poesie d’amore di Catullo, Seneca o Virgilio che si conoscevano (e si recitavano) frequentemente nell’antica Roma (come a Pompei) erano più spontanee di quelle dei Baci Perugina.

Si avvicina San Valentino. Anche a Pompei celebriamo l'amore con un affresco romantico: un bacio dalla Casa dei Casti Amanti

Pubblicato da Pompeii – Parco Archeologico su Lunedì 11 febbraio 2019

 

Del resto nulla è stato più antico e potente dell’amore e i migliori poeti vi dedicarono interesse fin dai tempi antichi. È successo che Pompei fu distrutta dal Vesuvio, successivamente è finito l’Impero Romano, ma i versi in latino che hanno declinato l’amore a Roma e Pompei persistono nel loro immenso fascino, che è particolarmente evidente quando si parla d’amore come nel caso di Cicerone: “Nil difficile amanti puto” ovvero “Nulla è difficile a chi ama”. Oppure di Seneca: “Si vis amari, ama” tradotto “Se vuoi essere amato, ama”. Il verso più appropriato per un amore “stagionato”, invece, è: “Nec sine te nec tecum vivere possum” di Marziale. Vale a dire “Non posso vivere con te, né senza di te”.

Oppure con il verso di Catullo  “Difficile est longum subito deponere amorem” cioé “È difficile guarire di colpo da un amore durato a lungo”. Per un amore contrastato vale il verso di Virgilio con “Improbe amor, quid non mortalia pectoria cogis!” tradotto in “Crudele amore, a che cosa non forzi i cuori degli uomini” Alla fine il più grande di tutti è lo stesso Virgilio quando recita: “Omnia vincit amor et nos cedamus amori”. Tradotto: “L’amore vince tutto e noi cediamo all’amore”. Frase che racchiude la potenza dell’amore che tutto può, che distrugge qualsiasi ostacolo e piega la volontà dei più ostili tra gli uomini. Non a caso Dante Alighieri, che scelse Virgilio come guida nel “percorso dell’anima”, concluse la Divina Commedia con “Amor che muove il sole e le altre stelle”.


 

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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