Pompei, nuova vita ai tesori del passato

La città sta vivendo un momento di grazia: la sua struggente storia sarà valorizzata da restauro e manutenzione

POMPEI. Pompei e i suoi preziosissimi scavi hanno vissuto anni difficili, tra crolli e polemiche che sono risuonate non solo nel nostro Paese, ma anche all’estero. Fortunatamente, le ultime notizie ridanno speranza. La più recente risale a poche settimane fa: la Schola Armaturarum, la cosiddetta “Casa dei gladiatori”, è stata riaperta al pubblico.

La Schola Armaturarum aveva subito un crollo nel 2010: la foto delle macerie aveva fatto il giro del mondo e scatenato polemiche, sia in Italia che nel mondo, accompagnate dalla preoccupazione che un patrimonio di tale importanza potesse subire danni incalcolabili. Nel tempo, un lavoro certosino ha permesso di rimuovere le macerie (buona parte erano di una copertura in cemento armato degli anni ’40) e di recuperare gli affreschi rimasti intatti.
Come ha dichiarato il direttore uscente del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, il crollo del 2010 ha interessato in prevalenza la copertura del dopoguerra e molto meno gli affreschi originali: salvate buona parte degli affreschi originali, lo scorso 3 gennaio la casa dei gladiatori è stata riaperta al pubblico.

Gli appassionati potranno ammirare la Schola Armaturarum, ma non solo: di recente sono state riaperte al pubblico anche la Casa della Fontana Grande, la Casa dell’Ancora, il Tempio di Iside, e inoltre sono state scoperti altri mosaici, fra cui il Mito di Orione, e affreschi come Leda e il cigno. Siti e opere di rara bellezza che, grazie ad accurati interventi di restauro e manutenzione, possono essere finalmente riproposti al pubblico con alcuni allestimenti storici.

La Casa della Fontana Grande, con la sua fontana ornata da mosaici e conchiglie e il puttino al centro della fontana, è un patrimonio inestimabile di Pompei, così come la Casa dell’Ancora, dalla sua caratteristica planimetria (che prevede due livelli differenti nella parte posteriore) e il Tempio di Iside, collocato su un podio al centro del cortile.

E se la Schola Armaturarum è segno evidente della passione dei pompeiani per i combattimenti dei gladiatori, altri affreschi, come quello dell’Osteria della Via di Mercurio, rivelano che il gioco dei dadi, così come altri giochi del passato, hanno una lunga storia alle spalle. I cittadini di Pompei vi si dedicavano mentre godevano di buon cibo. È certa l’esistenza, infatti, delle cosiddette taberne lusoriae, l’equivalente delle odierne case da gioco.

Nel locale della Regio IV, Insula 10, civico 1 di Via di Mercurio c’è un affresco che riproduce una partita fra appassionati, in mezzo alle cibarie (cipolla, salsiccia), mentre un altro, proveniente dai locali della Regio VI, Insula 14, civico 36, racconta di una partita turbolenta, come si evince dalle scritte, che riportano insulti e minacce (anche colorite), segno evidente che i due contendenti non erano d’accordo sul risultato. La raffigurazione presenta anche l’oste che, infastidito dal feroce litigio, li caccia dal proprio locale. È noto d’altro canto che Augusto, Nerone e Claudio, fra gli altri, fossero appassionati di gioco.

Pompei e i suoi preziosi reperti storici stanno dunque vivendo un momento di grazia: la bella quanto struggente storia della città, conosciuta da tutti, non può che essere salvata e valorizzata da opportuni interventi di restauro e manutenzione.

Pompei, l’eruzione più famosa della storia
La storia di Pompei è nota a tutti: nel 24 agosto 79 d.C., così come descritto in una lettera di Plinio a Tacito, il Vesuvio eruttò con violenza. Dopo il boato, simile a una bomba, l’eruzione diede vita a una nube piroclastica alta circa 26 chilometri, che ricadde pesantemente sulla città, seppellendo la popolazione che all’epoca, si calcola, andava dalle 16mila alle 20mila persone. Oltre a Pompei, furono distrutte le città limitrofe Ercolano, che ha anch’essa musei meritevoli di essere visitati, e Stabia.

La data del 24 agosto 79 d.C., in realtà, potrebbe essere sbagliata: gli archeologi hanno infatti rinvenuto una moneta relativa alla 15esima acclamazione di Tito, avvenuta nel settembre 79, quindi hanno ipotizzato che l’eruzione possa essere avvenuta a ottobre e non ad agosto. Ad avvallare questa tesi, il ritrovamento, oltre che della moneta, di frutta secca carbonizzata e di mosto lasciato a invecchiare.

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Redazione

Made in Pompei è una rivista di promozione territoriale e informazione culturale, turistica, enogastronomica, scientifica ed economica.

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