La Collezione dei Commestibili del Mann, tra le più complete raccolte di reperti organici antichi

Molti di quei reperti sono esposti fino a febbraio nella mostra “Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C.” 

NAPOLI. La furia dell’eruzione che nel 79 d.C. cancellò in pochi istanti la vita alle falde del Vesuvio, trasformò anche il cibo (pane, frutta, legumi, ecc.), ovviamente mai più consumato, insieme a tanti materiali organici non alimentari, in una straordinaria testimonianza del tragico evento. Molti di quei reperti, ritrovati soprattutto tra Pompei ed Ercolano a partire dagli scavi settecenteschi, sono esposti nella mostra “Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C.” visitabile fino al 18 febbraio 2019 al Mann. Proprio al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) quei resti organici sono ancora oggi conservati e vanno a formare la Collezione dei Commestibili e degli avanzi organici del Mann, che a tutt’oggi è da considerarsi una delle più complete raccolte al mondo di reperti organici di epoca romana.

Già Goethe ne parlava come «l’alfa e l’omega di tutte le raccolte dell’antichità» ed era conservata nella stanza decima dell’Herculanense Museum, nella Villa Reale di Portici: in uno spazio magico, al cui centro vi era la celebre statua del Satiro Ebbro proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano, la Collezione dei Commestibili rientrava, insieme a quella dei Tessuti, nel cosiddetto Gabinetto dei Preziosi. Tuttavia nel corso degli anni ha vissuto alterne fortune, tra esposizioni e custodia nei depositi.

Fichi carbonizzati

Molteplici le vicissitudini che hanno coinvolto la collezione, dal cuore del Settecento ai giorni nostri: trasferiti nell’odierno Museo Archeologico di Napoli nel primo decennio del XIX secolo, i reperti dei Commestibili hanno conosciuto diverse soluzioni di allestimento, sino alla chiusura per lavori di restauro (1989) della sala del Plastico di Pompei, ultima sede ad aver ospitato queste particolarissime testimonianze della vita quotidiana nell’antichità. La storia di questa strabiliante collezione inizia praticamente insieme alla nuova vita di Ercolano e di Pompei. A  partire dalle prime campagne di scavo, avviate intorno alla metà del XVIII secolo, Carlo di Borbone raccolse tutti i materiali provenienti da Herculaneum e Pompei nell’Herculenense Museum, allestito presso la Reggia di Portici (all’epoca residenza estiva del sovrano), inclusi materiali fragilissimi e facilmente deperibili, come tessuti, frutti, semi e avanzi di cibo.

La Collezione dei Commestibili, considerata di raro pregio, costituiva quindi un nucleo importante del “Gabinetto de’ preziosi”, posto nella decima stanza del Museo, concepita come una settecentesca Wunderkammer, cioè una camera contenente mirabilia, dove il Re aveva raccolto ciò che considerava essere il vero tesoro del Museo, alla luce del pregio e della rarità degli oggetti esposti: oreficerie (bullae, medaglioni, collane, bracciali); argenterie (tra cui il calathus con l’apoteosi di Omero e lo specchio con la morte di Cleopatra); gemme e cammei; materiali commestibili provenienti da Ercolano e Pompei, tra cui diverse forme di pane; stoffe e alcuni blocchi di colori usati dai pictores.

Carrube spezzate e carbonizzate

Con il trasferimento del Museo da Portici (1805-1828) nell’attuale Museo Archeologico di Napoli il “Gabinetto degli oggetti preziosi” fu collocato alla destra della scalinata principale, tra la sezione dei vetri e quella degli oggetti osceni (1817), poi nuovamente spostato dal direttore Pietro Bianchi nel 1841 e successivamente fortemente rivisitato da Giuseppe Fiorelli (1863-1875), il quale finalmente ne scorporò il nucleo dei commestibili e dei reperti organici. Agli inizi del Novecento i Commestibili completavano quindi l’allestimento della Sala del Gran Plastico di Pompei ed erano posizionati in basse teche a ridosso dei muri della sala, accanto ad affreschi e piccoli bronzi scelti tra l’instrumentum domesticum, come tangibile esempio della vita quotidiana pompeiana.

Nel 1989, però, il plastico fu smontato per motivi di restauro, la sala venne chiusa ed i  Commestibili furono riportati in deposito e vennero di fatto sottratti all’ammirazione del pubblico. Nel 2009 una parte dei reperti organici e dei tessili fu trasferita nella camera climatizzata del Laboratorio di Scienze Applicate di Pompei per motivi conservativi. Nel marzo 2018, infine, i Commestibili ed i tessili sono stati riportati al Mann ove sono state realizzate camere climatizzate all’interno del Medagliere. Oggi una parte di quegli oggetti i protagonisti della mostra “Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C.”, in programma sino al 18 febbraio 2019 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann).

L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli e inclusa nell’ambito del progetto “Alla scoperta dei tesori del Mann”, non è soltanto un rigoroso ed appassionante racconto di archeobotanica, ma vuole essere anche un’occasione per assemblare nuovamente la Collezione dei Commestibili, nell’attesa di un restyling complessivo, insieme ai Tessuti, nella proposta espositiva permanente del Museo.


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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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