Riapre la Schola Armaturarum di Pompei

L’idea è far rientrare la struttura nell’ambito di un più ampio progetto di fruizione con il sistema del “museo diffuso”

POMPEI. Da questa mattina, 3 gennaio 2019, la Schola Armaturarum ritorna ad essere visitabile dal pubblico. La data assume una valenza simbolica perché sarà immediatamente confrontata (riguardo ai contenuti) con quella del crollo del 6 novembre 2010, che fu rappresentata per immagini e commentata nel mondo intero per spiegare lo stato di degrado in cui si trovava un monumento della romanità antica, unico nel suo genere perché si tratta di città di circa 25mila abitanti preservata per 16 secoli sotto una coltre di cenere e lapilli dovuta all’eruzione vesuviana del 79 d.C.

La direzione del Parco Archeologico di Pompei ha fatto sapere agli operatori dell’informazione pubblica che il racconto del luogo, diventato il simbolo della rinascita di Pompei, sarà affidato ai restauratori che illustreranno il loro intervento mentre gli ambienti retrostanti, oggetto di una campagna di scavo e ricerca parallela, che ha contribuito a chiarire la funzione dell’edificio che più che una palestra per la preparazione fisica dei gladiatori (come si riteneva prima) si è palesata essere più che altro la sede di un collegium (un’associazione) per reduci delle milizie locali che avevano presumibilmente combattuto al fianco dei Romani contro i Nocerini.

Ad una parete interna della struttura recuperata vi sono incassature di armadi e decorazioni con emblemi militari. Sui divisori degli armadi si scorgono candelabri terminanti con l’aquila e il globo luminoso. È da ritenere che il singolare salone fosse la sede per riunioni conviviali di un’associazione militare. L’incontro con la stampa del direttore generale Massimo Osanna, fissato per questa mattina (ore 11.00), prevede la comunicazione del progetto di valorizzazione della Schola Armatorarum, insieme al commento dei restauratori Ales sugli interventi di recupero degli affreschi.

L’idea è di far rientrare la struttura complessivamente recuperata nell’ambito di un più articolato progetto di fruizione con il sistema del “museo diffuso” già sperimentato efficacemente, il quale nel caso specifico sarà esteso anche ai vani retrostanti, che funzionavano da dispensa perché vi sono stati trovati recipienti con residui di vino e di cibo che saranno esposti insieme ai dipinti e agli altri oggetti nel loro luogo di rinvenimento.


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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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