Il “mistero” delle origini della Rosa di Pompei

Rossa, rifiorente e profumata, possibile il contributo di qualche rosa orientale: ipotesi ritenuta fondata dagli esperti

POMPEI. È possibile che nella rosa di Pompei vi sia il contributo di qualche rosa orientale? L’ipotesi è suggestiva e tutta da verificare, ma nient’affatto lontana dalla realtà. Le caratteristiche della rosa più diffusa nella Pompei antica (colore rosso vivo, forte profumazione, rifioriva più volte durante l’anno) erano infatti tipiche di rose originarie dell’Oriente. “Lo studio dei materiali disponibili – spiega Gaetano Di Pasquale, ricercatore di Botanica archeologica del Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli – ci ha indicato chiaramente che in Campania e a Pompei non si ha a che fare con una specifica rosa, ma con un gruppo abbastanza ricco di piante che comprende sia specie spontanee che varietà e/o ibridi”.

E ancora: “Tra questi, la rosa rossa a fiore doppio appare essere certamente quella più presente sia nelle rappresentazioni che nei richiami degli autori classici. Sappiamo che la rosa di Paestum è rifiorente e rossa, due caratteristiche molto precise. La rosa rossa di Pompei e quella di Paestum sono la stessa cosa? La rosa rossa di Pompei è stata variamente identificata in passato, sempre come una pianta in qualche modo imparentata con Rosa gallica. Possibile escludere che in una rosa rossa, rifiorente e profumatissima vi sia un contributo di qualche rosa orientale?”.

Si tratta, invece, di una ipotesi plausibile, in base alle conoscenze di allora. “In epoca romana, almeno dal I secolo d.C., in Italia si coltivava diffusamente il pesco (prunus persica), una specie di origine cinese che i romani conoscono quando arrivano in Persia dove era stato da tempo introdotto; la rosa – si chiede il prof. Di Pasquale – non potrebbe aver percorso la stessa strada? Al momento si tratta di ipotesi che necessitano di studi più approfonditi, ma la risoluzione del mistero è certamente possibile”.

Una ipotesi simile, d’altra parte, potrebbe valere anche per la rosa raffigurata nella decorazione parietale rinvenuta nell’ambiente n. 9 della Villa di Arianna a Stabia, seppur molto differente da quella solitamente dipinta a Pompei: “In questo caso – scrive Di Pasquale nel volume La Rosa Antica di Pompei – ci troviamo di fronte ad una rosa molto diversa rispetto a quella rappresentata negli affreschi di Pompei. Se si vuole considerare la foglia semplice che caratterizza queste rose non una scelta stilistica ma un carattere realmente copiato e quindi utilizzabile per arrivare ad una diagnosi botanica, il rimando porterebbe obbligatoriamente alla Rosa persica, una rosa originaria di una vasta area compresa tra i deserti e delle steppe dell’Asia centrale e la Siberia occidentale che si distingue dalle altre rose proprio per la presenza di una foglia semplice; si tratta di una ipotesi comunque plausibile se si considerano le conoscenze geografiche ed i traffici dell’epoca”.

Non si deve dimenticare, d’altra parte, che la Campania fu per diversi secoli, uno dei più importanti centri di coltivazione e produzione di rose di tutto il Mediterraneo. Il dato non deve sorprendere, perché come detto questa pianta era caratterizzata da una grande molteplicità di usi nella Campania antica: si andava dal ruolo di pianta ornamentale a quello di fiore utile per l’alimentazione, la salute ed il benessere, passando per la realizzazione di prodotti a base di petali e boccioli. Questo dato è perfettamente in linea con la grande tradizione di sviluppo di tecniche e di produzioni agricole di questo territorio, capace di produrre di tutto e sempre con una qualità straordinaria.

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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