Il Beato Bartolo Longo e San Domenico di Guzman: due figure unite dalla devozione al Rosario

In un trattato l’avvocato spiegava bene la figura del santo spagnolo e, soprattutto, come affrontò la questione delle eresie

POMPEI. Il primo gennaio del 1888, a quattro anni dalla nascente tipografia Valpompeiana diretta dall’illustre Ludovico Pepe, l’avvocato Bartolo Longo presentò un libro di rara fattura, dal titolo “San Domenico e l’inquisizione al Tribunale della ragione e della storia”. Nel trattato l’avvocato spiegava bene la figura di San Domenico di Guzman e, soprattutto, affrontò la questione inerente al Tribunale dell’Inquisizione del Santo spagnolo. San Domenico fondò a Tolosa l’Ordine dei Frati predicatori e sconfisse gli eretici con il Rosario. Secondo la tradizione, la Madonna in una apparizione gli additò il Rosario come la preghiera più efficace per combattere le eresie di Catari e Albigesi senza violenza.

Proprio quel Santo Rosario tanto caro anche al Beato Bartolo Longo, il quale quella mattina dell’ottobre 1872 a via Arpaia avvertì l’esortazione della Madonna a diffondere la preghiera, permettendogli di salvarsi dalle grinfie del Maligno e di fondare il Santuario e tutte le Opere mariane. San Domenico e il Beato Bartolo Longo furono accomunati dallo stesso disegno divino, cioè quello della propagazione del Rosario nel mondo. Il libro fu dedicato al novello pontefice del Rosario, Papa Leone XIII, nella festa cattolica del Giubileo Sacerdotale e fece parte dell’esposizione Vaticana in Roma del 1888. Fu stampato dai fanciulli pompeiani, con caratteri e fregi della Fonderia Nebiolo & C. di Torino, con carte delle Cartiere Rossi di Schio e Binda di Milano, e con inchiostro della fabbrica di Ch. Lorilleux & C. di Milano.

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Luigi Ametrano

Imprenditore del settore alberghiero, appassionato della storia moderna di Pompei e collezionista di fotografie, libri, cartoline e altri oggetti d'epoca.

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