Le rose dipinte di Pompei sono le più antiche del mondo? Le recenti ipotesi degli archeobotanici

L’interrogativo si basa su nuove interpretazioni dell’affresco dell’Uccello Blu di Cnosso, risalente al XVI secolo a.C.

POMPEI. È noto a tutti che la grande diffusione della rosa nella Campania antica, e a Pompei, è testimoniata anche da numerose pitture di giardino. Quello che non tutti sanno è che le tante rose affrescate nelle domus di Pompei potrebbero possedere un curioso primato: quei fiori dipinti da artisti ignoti più di duemila anni fa potrebbero essere la più antica rappresentazione visiva al mondo di questo fiore così conosciuto e apprezzato. Il condizionale, però, in questo caso è d’obbligo. Si, perché fino a non molto tempo fa la rappresentazione più antica di una rosa era considerata quella contenuta nell’affresco “dell’Uccello blu” del palazzo di Cnosso, che risale addirittura al XVI secolo prima di Cristo.

Ma se la datazione di questo famoso affresco non è in discussione, lo è invece – almeno secondo le nuove teorie dei ricercatori – la pianta che vi è dipinta, che quindi non sarebbe una rosa, quanto piuttosto un fiore appartenente al genere Potentilla. A spiegare la situazione è Gaetano Di Pasquale, ricercatore di Botanica archeologica del Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli. “L’affresco del cosiddetto “Uccello blu” del palazzo di Cnosso – spiega il ricercatore – datato al XVI secolo a.C. in cui è rappresentata una pianta con fiori tradizionalmente identificata come rosa (a destra nell’immagine di copertina, nda). L’attribuzione si deve a C.C. Hurst, che parla di Rosa richardii, una rosa utilizzata in antichità sia per le ghirlande sia per le offerte funerarie, mentre lo Shepherd rimanda invece a Rosa persica”.

“Tuttavia – prosegue il ricercatore – è possibile che il fiore rappresentato nell’affresco di Cnosso non appartenga al genere Rosa, ma piuttosto al genere Potentilla, una pianta erbacea con petali rosa e foglie composte da tre foglioline come quelle presenti nell’affresco in questione. Se questa ipotesi, che necessita di uno studio attento ed approfondito, si rivelasse esatta, allora le rose affrescate a Pompei sarebbero la più antica rappresentazione di questo fiore nel mondo occidentale”. Al momento, dunque, si può aggiungere soltanto che se non sono le più antiche, per chi ama Pompei, quelle dipinte nella città alle falde del Vesuvio sono sicuramente le rose più belle del mondo.

D’altra parte molte abitazioni dell’area vesuviana, anche all’interno delle città, erano dotate di un giardino le cui dimensioni spesso variavano in base allo stato sociale del proprietario e in cui si coltivavano piante ornamentali o destinate ad altri usi (alimentare, cosmetico, officinale, ecc.). Gli affreschi pompeiani che ritraggono quei giardini, quindi, costituiscono un documento eccezionale per ricostruire esattamente quella che era l’organizzazione del verde privato nella Pompei di duemila anni fa.

In questi dipinti murali la rosa era molto frequente: si trova, ad esempio, nella Casa del Bracciale d’Oro, nella Casa del Frutteto, nella Villa di Diomede, nella Casa delle nozze di Alessandro e nella Casa Longus, detta anche “Casa dei quadretti teatrali”. Oltre che a Pompei la rosa compare anche ad Ercolano (nella parete a destra della fontana nel Sacello A) e a Boscoreale (nel dipinto con ghirlande e nella ghirlanda in testa agli amorini), e anche a Stabia, nell’ambiente n. 9 della Villa di Arianna, anche se è una rosa molto diversa rispetto quella rappresentata negli affreschi di Pompei ed è somigliante ad una rosa Persica.

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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