La storia della rosa s’intreccia con la Pompei antica

Affreschi, testi antichi e reperti archeobotanici ne attestano usi e conoscenza nella cittadina alle falde del Vesuvio

POMPEI. La rosa è probabilmente il fiore più conosciuto, diffuso e apprezzato al mondo. Chi ama “dirlo con i fiori” sa anche che con le rose si possono esprimere numerosi tipi di messaggi, dall’amore all’amicizia, e sa anche che questo fiore rappresenta ormai un linguaggio universale. Ma quando è nata la rosa? Dove e perché si è diffusa maggiormente? E, soprattutto, come? Sono domande cui non è stato facile dare una risposta, ma che rivelano anche il particolare rapporto che lega la storia di questa pianta a quella della Pompei antica e… contemporanea.

“La rosa ha una storia molto antica e assai poco nota” spiega Gaetano Di Pasquale, ricercatore di Botanica archeologica del Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli nel volume “La Rosa Antica di Pompei”, edito da “L’Erma” di Bretschneider nel 2016. “La storia delle rose parte – spiega il ricercatore – in tempi molto lontani e interessa un’area molto vasta, in pratica tutto il continente euro-asiatico. Già citata nella Bibbia, assieme ad un centinaio di altre specie, comincia ad essere coltivata sia in Oriente che in Occidente migliaia di anni fa. L’incontro ufficialmente riconosciuto tra questi due mondi sarebbe avvenuto attorno al 1800, a seguito delle scoperte botaniche degli esploratori inglesi ed olandesi: si scoprono, così, alcuni caratteri come il colore rosso vivo e la rifiorenza, assenti nelle rose europee. L’incrocio tra rose orientali e rose europee definisce la nascita delle rose moderne, e quindi le migliaia di varietà oggi esistenti».

La storia della rosa si intreccia inevitabilmente anche con Pompei e la Campania. “Nell’area archeologica vesuviana – continua Di Pasquale – le rose presenti negli affreschi (nella foto di copertina, rose affrescate nella Casa dei Quadretti Teatrali di Pompei, nda) ed identificabili con certezza dal punto di vista botanico sono, ad oggi, una quindicina. Tra queste, 12 si trovano a Pompei mentre le rimanenti si distribuiscono tra Ercolano, Stabia e Boscoreale. Le forme del fiore variano molto, come anche i colori; nella maggior parte dei casi si tratta di rose coltivate e, tra queste, la rosa color rosso vivo a fiore doppio, o semidoppio, sono quelle più frequenti. Questo dato è coerente con quanto riportato dai testi classici: una rosa rossa, rifiorente e particolarmente profumata è, tra le rose coltivate nella Campania antica, quella che più colpiva gli autori antichi, da Plinio a Columella”.

Caratteristiche che portano ad immaginare per questa rosa origini orientali, come per il pesco, ma al momento non ci sono riscontri. Pochi ma fondamentali, poi, sono stati i ritrovamenti archeobotanici attualmente noti. Ci sono alcuni rametti di rosa provenienti dalla cosiddetta “Villa B” di Oplontis ed attualmente conservati presso il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei; ci sono poi 2 semi di rosa rinvenuti all’interno di Villa Vesuvio (a Scafati, in località Bagni) e infine frammenti di legno carbonizzato ritrovati all’interno della Casa dei Casti Amanti a Pompei ed identificati come rosa. In ultimo va ricordato anche l’uso delle rose per la preparazione di prodotti cosmetici, alimentari e medicinali: emblematica, in tal senso, è la vasta produzione di profumi dell’epoca, in cui veniva utilizzato l’olio d’oliva, con l’aggiunta, spesso, di essenze di origine orientale.

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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