Un altro scheletro profanato dai tombaroli ritrovato durante gli scavi nella Regio V di Pompei

L’immagine postata su Instagram dal direttore di Pompei, Massimo Osanna, mostra lo scempio dei clandestini

POMPEI. Non è il primo caso, ma fa sempre effetto la macabra notizia di uno scheletro che è stato profanato. Anche se il fatto riguarda un morto di duemila anni fa perché la morte, come diceva Totò, è una cosa seria. Nel nostro caso si tratta di un pompeiano deceduto mentre cercava di fuggire dagli effetti devastanti dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Il direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, attraverso un’immagine postata su Instagram ha fatto vedere al mondo la foto di uno scempio che solo con le parole non si potrebbe spiegare in un modo migliore.

In essa si vede uno scheletro che è stato profanato dai tombaroli probabilmente del XVII secolo, come è successo tante altre volte, per muoversi rapidamente in un angusto cunicolo scavato per depredare la ricchezza archeologica del sottosuolo, oppure per trascinare qualche oggetto voluminoso, oppure ancora per derubare il medesimo cadavere di eventuali monili o altro che aveva addosso. Non è la prima volta che i profanatori di resti archeologici arrivano prima dei cercatori autorizzati.

Se ne sono avute precedenti tristi esperienze nella stessa Regio V di Pompei, dove si scava un altro pezzo della città sepolta per mettere in sicurezza l’area circostante, e a Civita Giuliana, a nord della cinta esterna del Parco Archeologico, dove uno scavo è stato avviato dalla direzione del Parco in collaborazione con magistratura ed Arma dei carabinieri proprio per prevenire il danno irrimediabile che uno scavo clandestino stava cagionando ad una villa nel sottosuolo.

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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