Le emozioni “del giorno prima”: un turismo più stanziale attraverso un viaggio nel tempo

L’idea del progetto è ricreare le suggestioni della città antica in un parco tematico sospeso tra passato, presente e futuro

POMPEI. Il progetto potrebbe cambiare il volto di Civita Giuliana e, più in generale, riqualificare l’offerta turistica di tutta la città di Pompei. È il Parco Archeologico Naturalistico Sperimentale, già inserito dal 2016 nel Piano di Gestione del Grande Progetto Pompei nell’ambito degli interventi di valorizzazione ricadenti nella cosiddetta “Buffer zone”. Il progetto riguarda tutta l’area a nord – ovest di Pompei che confina con Boscoreale e con gli Scavi, dai quali è separata dalla Porta Vesuvio, un ingresso dell’area archeologica attualmente destinato soltanto a personale e mezzi di lavoro. L’area interessata ha una superficie di circa 1 kmq, corrispondente appunto alla contrada di Civita Giuliana, di grande importanza sotto il profilo paesaggistico e storico-culturale; un luogo che per le sue caratteristiche ben si presta ad offrire ai turisti nuovi itinerari sorprendenti e suggestivi.

Alla specificità archeologica, infatti, si aggiunge quella “agricola”: la zona, infatti, presenta una trama diffusa di masserie rurali, spesso in condizioni di abbandono, ed anche un patrimonio di frutteti, agrumeti, vigneti, uliveti e orti di grande interesse. Insomma, per Pompei potrebbe essere l’occasione per virare verso un turismo sostenibile e di tipo “green”. Se è vero che il patrimonio archeologico di Pompei rappresenta una risorsa straordinaria, unica al mondo per le sue peculiarità, capace di offrire ai visitatori delle emozioni irripetibili e di dar vita ad un movimento turistico di grande portata, è altrettanto chiaro che esso presenta un punto di “fragilità”: la visita alla città antica provoca ineguagliabili suggestioni, che però, una volta vissute, non sono ripetibili nel breve termine: in altre parole, chi visita gli Scavi subisce un grande fascino, ma non ci ritorna il giorno dopo.

A Pompei la trasformazione del turismo escursionista in turismo stanziale è stata sempre l’obiettivo da perseguire; l’approccio, tuttavia, non ha portato a dei risultati significativi, proprio per la sottovalutazione di questo elemento di “diversità”. Si è ipotizzato, infatti, di fermare i turisti a Pompei programmando le iniziative più disparate (peraltro quasi mai realizzate) ma che attiverebbero circuiti che nulla hanno a che fare con i visitatori escursionisti, che sono, invece, il vero obiettivo cui deve tendere una programmazione di ampio respiro. Le iniziative capaci di trattenere i turisti, invece, dovrebbero essere intimamente connesse alle emozioni del “giorno prima”, vissute nella città sepolta, e stimolare la voglia di ritrovarle nella Pompei di oggi.

Gli americani, i giapponesi, i tedeschi, i cinesi, gli spagnoli, ecc. si tratterrebbero qualche giorno in più per “vivere un giorno da antico pompeiano”, gustando il vino addolcito con il miele o degustando spiedini di carne e pane in un termo polio simile a quelli visitati il giorno prima in via dell’Abbondanza? o pernottando in una “Domus” ricostruita e intrisa degli odori della glicerina profumata che proteggeva la pelle delle matrone pompeiane? O, più semplicemente, visitando le botteghe di artigiani che riproducono gli argenti e gli ori che indossavano i patrizi o, ancora, assistendo alla colorazione delle stoffe in una piccola fullonica appositamente allestita? Oppure, infine, assistendo alla realizzazione di un moderno affresco con l’antica tecnica?

Molto probabilmente sì, perché avrebbero la possibilità di sperimentare il fascino di rivivere Pompei a coronamento di un “viaggio nel tempo”. E tutto questo immersi in una sorta di villaggio agricolo, esteso più dell’attuale area archeologica, a nord degli Scavi, al confine con Porta Vesuvio (la cui apertura al pubblico, espressamente prevista dal Piano di Gestione, è assolutamente indispensabile). Il tutto realizzato con strutture leggere e con il riuso delle vecchie costruzioni ancora esistenti nel verde della Giuliana di Pompei, dove il più vecchio insediamento della città moderna potrebbe diventare l’anello di congiunzione tra passato e presente.


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Redazione

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