Dalla tragedia siriana alle periferie esistenziali: l’omelia del cardinale Zenari per la Supplica

L’Arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, ha rinnovato l’impegno di Pompei a portare avanti le tante Opere sociali

POMPEI. Si leva da Pompei un appello alla pace universale, alla fraternità, alla condivisione della gioia come della sofferenza. La pioggia non ferma i devoti di Maria, che a decine di migliaia, molti a piedi, raggiungono la Basilica della Beata Vergine del Santo Rosario, per la tradizionale recita della Supplica, nella prima domenica di ottobre, mese del Santo Rosario. Il maltempo non ha consentito l’usuale celebrazione sul sagrato del Santuario, ma la Messa solenne è officiata all’interno del tempio, gremito oltremodo. Ma anche all’esterno, sul sagrato, una grande folla ha atteso, e poi ha elevato alla Vergine, l’invocazione alla Madonna, composta dal Beato Bartolo Longo nel 1883.

A presiedere l’Eucarestia e poi a guidare la recita della preghiera è stato il Cardinale Mario Zenari, Nunzio apostolico in Siria. La funzione religiosa è stata concelebrata dall’Arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo; da monsignor Lazzaro YouHeung-Sik, Vescovo di Daejeon (Corea del Sud); da monsignor Luigi Travaglino, Arcivescovo e Nunzio apostolico; da monsignor Mario Milano, Arcivescovo emerito di Aversa; da monsignor Gioacchino Illiano, Vescovo emerito di Nocera inferiore-Sarno.

E proprio mentre si recitava la Supplica a Maria, anche Papa Francesco, nel corso dell’Angelus a piazza San Pietro, ha voluto rivolgere il suo pensiero ai fedeli di Pompei: «Oggi, festa della Madonna del Rosario – ha detto – rivolgo uno speciale saluto ai fedeli radunati presso il Santuario di Pompei per la tradizionale Supplica, presieduta in questa occasione dal Cardinale Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria. Rinnovo l’invito a tutti a pregare il Rosario ogni giorno del mese di ottobre, concludendolo con l’antifona “Sotto la tua protezione” e la preghiera a San Michele Arcangelo, per respingere gli attacchi del diavolo che vuole dividere la Chiesa».

Nella sua omelia, il Cardinale Zenari ha commosso i presenti ricordando la propria esperienza nella Siria martoriata da un conflitto terribile, che dura ormai da quasi otto anni. «Un conflitto – ha spiegato – che si può definire come la strage degli innocenti. Tanti sono i bambini estratti morti o feriti dalle macerie, dilaniati da esplosioni, abusati, torturati, arruolati, che hanno patito la fame. Quanti ne ho visti nei due ospedali cattolici di Damasco, con gli arti trapassati da schegge mentre andavano o tornavano da scuola. Il sabato santo del 2014 nei visitai una sessantina. Laurine, 9 anni, quinta elementare, era assistita dai suoi genitori senza parole. Quel giorno era particolarmente nervosa, mi disse la suora infermiera, perché si era resa conto di quello che le era capitato il giorno prima: avevano dovuto amputarle ambedue le gambe. Ripeteva in lacrime: “O Signore, perché è capitato a me tutto questo?”. Non c’è risposta, ha detto Papa Francesco, alla sofferenza dei bambini».

Il Nunzio, dinanzi al trono della Madonna, prega per il popolo siriano nel Santuario, la cui facciata è monumento alla Pace Universale, per volontà del fondatore, il Beato Bartolo Longo. Ma al dramma della Siria, si aggiungono quelli quotidiani che colpiscono anche l’Italia e ogni nazione del mondo. In questo contesto, la Chiesa e i cristiani tutti devono essere segno di contraddizione e testimoniare al mondo le ragioni di una speranza, che non muore.

Nell’esempio della Madonna. «Portatrice di grazia e di gioia, la Vergine Maria, nella visita alla cugina Sant’Elisabetta, subito dopo l’annuncio dell’Angelo – ha proseguito il Cardinale Zenari – modello della Chiesa, Maria, che, come ci ricorda Papa Francesco, deve essere “Chiesa in uscita” verso le periferie esistenziali del mondo: sofferenze di ogni specie, fisiche e morali; bambini abbandonati, giovani ridotti in schiavitù dalla droga; famiglie senza lavoro o disgregate; anziani soli; degrado morale e ambientale…”. “Chiesa in uscita”, o, ancora “Chiesa ospedale da campo”, ci ricorda spesso Papa Francesco».

Lo strumento potente per chiedere l’intercessione di Maria è il Santo Rosario, recitato per la pace, ma anche per le famiglia, delle cui gioie e sofferenze la Chiesa deve essere partecipe. Il Cardinale cita il filosofo Blaise Pascal: «Cristo è in agonia fino alla fine del mondo». Eppure, proprio nel mondo, che ha bisogno di ritrovare il cuore e il senso dell’umanità, si vedono i segni concreti della speranza, i segni di una fede autentica perché si fa carità. «La sua salita al Calvario continua anche oggi – afferma ancora il Nunzio, riferendosi al Cristo della Passione – siamo invitati ad asciugargli il volto, come la Veronica, o a dargli una mano, come il Cireneo, a portare la croce. Nonostante tanta indifferenza, quante Veroniche, quanti Cirenei, quanti Buoni Samaritani, presenti ovunque c’è sofferenza e lacrime da asciugare! Alcuni, in luoghi pericolosi, come in Paesi in guerra, hanno rischiato e perso anche la vita nel portare soccorso ai bisognosi».

Pompei, con le sue opere sociali, diventa custode di speranza, segno vivente che un altro mondo, più umano, più giusto, è possibile. Nel suo saluto al celebrante, l’Arcivescovo Tommaso Caputo, ricorda che quella fondata da Bartolo Longo «è la città della carità, città nella quale fioriscono, come un giardino di rose, tante opere sociali, a favore di bambini, ragazzi, donne e mamme in difficoltà, anziani, poveri, ex tossicodipendenti, migranti, diversamente abili. E la carità non avrà mai fine!». Una carità che si conforma ai bisogni dell’umanità e che si fonda sulla preghiera. «Sappiamo che, assieme a Papa Francesco – prosegue il Prelato – lei si sta impegnando moltissimo per la fine della guerra in Siria. Conti sempre su di noi, sulle nostre preghiere e sul nostro sostegno, anche concreto».

Pompei, la cui preghiera per il Santo Padre è incessante, continua ad accogliere ogni sua intenzione, elevata al Cielo soprattutto attraverso il Rosario. «Durante questa celebrazione – dice ancora l’Arcivescovo – siamo in comunione spirituale con il nostro amato Papa Francesco, impegnato in questi giorni nella XV Assemblea del Sinodo dei Vescovi, su “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”, alla quale non facciamo mancare la nostra preghiera. È importante che i nostri giovani sentano di essere protagonisti nella Chiesa e nell’umanità. Abbiamo anche aderito subito all’invito di Papa Francesco a concludere la preghiera del Rosario, che qui recitiamo quattro volte al giorno, con l’antica preghiera mariana “Sub tuum praesidium” e quella a San Michele Arcangelo, che ci protegge ed aiuta nella lotta contro il male».

La celebrazione è stata trasmessa, in diretta televisiva e in diretta streaming sul sito ufficiale, da Canale 21, la tv campana che, da oltre 25 anni, segue le celebrazioni e gli eventi più importanti che si tengono in Santuario, e da Tv2000, l’emittente dei cattolici italiani. Anche la pagina Facebook del Santuario ha trasmesso la celebrazione in streaming. Le moderne tecnologie hanno così permesso a decine di migliaia di persone di seguire la preghiera, anche se impossibilitati, per lontananza o condizioni di salute, ad essere presenti in Basilica. (c.s.)

Le foto sono di Giovanni Angellotto


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Redazione

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