Cibo e astronomia: al So Zen di Pompei per tutto agosto si osservano le stelle cadenti nel telescopio

È possibile esaminare la Via Lattea e il percorso delle “falling stars” che hanno una valenza ambivalente tra scienza e magia.

POMPEI. “Sopraffatto” dalla “sensazione di spazio infinito” dichiarò Goethe di fronte alla luce lunare sui cieli di Napoli. “Sublime” definì Kant l’osservazione notturna del cielo stellato. Con tutto il rispetto, loro non erano mai stati ad ammirare le stelle a Pompei, dalla collina di Villa dei Misteri, dove il panorama mette il sigillo all’universalità di una storia incredibile. Qui ci troviamo nell’ombelico del mondo: la contemplazione Zen è nell’ordine delle cose in questo ambito.Un buon motivo (ma non l’unico) dell’enorme successo di partecipazione di queste sere d’agosto al So Zen, specialmente da parte dei giovani che affollano il lounge attiguo alla terrazza ristorante, dove per “riveder le stelle” c’è la disponibilità del cannocchiale astronomico e della consulenza di un astronomo.

È possibile esaminare la Via Lattea e il percorso delle stelle cadenti. Le “falling stars” assumono una valenza ambivalente (tra scienza e magia) nella notte di San Lorenzo ed oltre. Territorio ideale per coltivare le speranze degli innamorati. Magari se la scienza arriva dopo la degustazione di un dolce alla cannella, made in “Mademoiselle Charlotte” di Cava dei Tirreni e al cocktail ghiacciato preparato da Gennaro Bruno le stelle brillano ancora di più. Il ristorante Tiberius accoglie nelle sue magnifiche sale, e sulle terrazze all’aperto, centinaia di turisti che arrivano ogni giorno a pranzo da tutto il mondo, dopo la visita tra le meraviglie dell’archeologia vesuviana.

Una di queste terrazze, con vista sul Golfo di Napoli, è stata ambientata stile Marrakech. Occasione propizia per dare al suo spazio il fascino romantico delle mille e una notte, con trionfo di atmosfere del Marocco propizie ad emozioni gustative della cucina locale. L’abbinamento è tra i più felici che esistano, perché siamo tutti frequentatori (e naufraghi) dello stesso mare, mentre la filosofia Zen è per certi versi nient’altro che la versione orientale dell’otium romano e pompeiano (o viceversa). L’impresa privata, nella ristorazione come negli altri settori, è il risultato dell’iniziativa di mezzi, uomini e progetti.

L’unico collante del successo è la passione dei protagonisti. Nel nostro caso i mezzi disponibili sono stati impiegati nella realizzazione della suggestiva cornice del So Zen, le idee sono frutto di una combine manageriale tra la coppia patron del Tiberius (Pasquale Nina e Karine Compain) e Marco Carli, famoso per “Il Principe” della prima edizione e il primato nell’archeocucina. Il terzo elemento di successo (da non sottovalutare) è dato dall’elevato profilo professionale di quanti lavorano al successo del progetto aziendale, dentro e fuori il So Zen. Ci riferiamo a protagonisti della ristorazione di alto livello come il barman, il pasticciere, i cuochi, i pizzaioli, i camerieri.

Tra loro abbiamo notato una giovane signora africana che serviva ai tavoli con l’eleganza dal passo felino da far invidia ad una pantera. Rimane prezioso per il risultato finale il contributo di un’eclettica comunità di “animatori”: l’astronomo, la maga dei tarocchi, la danzatrice del ventre e il disk jockey. Animatori delle fantasie notturne che si alternano sera per sera come i piatti di portata del So Zen. Bisogna frequentarlo sovente quell’ambiente per mantenere il passo delle novità. La contemplazione delle stelle tra scienza e poesia sta riscuotendo un grande successo.

Il boom è stato registrato per la notte di san Lorenzo ma state tranquilli, le stelle continueranno a cadere tutto il mese d’agosto (anche se non su ordinazione). Al tripudio dell’animo romantico si annette la degustazione della cucina mediterranea, dalla pizza, al couscous, al pesce fresco e ai piatti della tradizione locale, contaminata da quella magrebina. Le proposte di pizza gourmet sono le più adatte alle contaminazioni di gusto, come la pizza con mortadella, pistacchi e taralli sbriciolati; la So Zen, con odore di datterini, rucola, datterini secchi, burrata e olio evo; o ancora la pizza con provola e ‘nduja.

Le proposte di piatti esotici vanno dal couscous alle verdure e trionfano nella specialità del pollo al curry. Abbiamo avuto la fortuna di gustare (grazie al consiglio amichevole di Marco Carli) una tagliata di tonno in crosta di pistacchio su letto di verdure al vapore. Un abbinamento dolce-amaro ineguagliabile. È un piatto che non viene servito tutte le sere. Attenzione, se la portata rientra nel menù non lasciatevelo assolutamente scappare. Sarebbe un peccato mortale. La pasticceria finissima con richiami marocchini è firmata Graziano Notarnicola, mentre i drink dai profumi magrebini sono preparati da Gennaro Bruno.

Tra i classici che egli propone, come il Moscow Mule e le sue creazioni, come La Vie en Rose non mancate di consultare la carta dei vini, i white spirits. Inoltre spumanti & champagne. Molto apprezzato dai giovani ospiti del So Zen è il narghilè con otto proposte di fragranze diverse. Una notte al So Zen è terreno ideale per i cacciatori di emozioni e gli amanti delle stelle. I cuori solitari potranno apprezzare il dialogo con gli astri. Le coppie avranno un’occasione di romanticismo in più, le comitive potranno aumentare l’allegria e così via. L’importante, come recitò il Sommo Poeta, è “tornare a riveder le stelle”. Noi proponiamo, sommessamente, al So Zen.

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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