Il mistero delle relazioni dell’archeologo Della Corte sugli scavi privati nel suburbio di Pompei

Lo studioso riferisce che la sua originaria documentazione fu perduta e se ne rese necessario il rifacimento

POMPEI. La maggior parte degli scavi privati nel suburbio di Pompei è caratterizzata da due elementi che ne limitano memoria e conoscenza. Il primo è dato dall’interesse preminente di cercare reperti archeologici che avessero valore sul mercato internazionale dell’antiquariato. Il secondo è dato dall’incompletezza delle indagini di scavo a causa di scadenze delle licenze o dell’estensione delle ville rustiche in fondi confinanti. Dal momento che molti ruderi scavati sono stati ricoperti di terra dopo essere stati privati (o meno) dei reperti migliori (che sono partiti in direzioni diverse) assume enorme importanza la conoscenza che è possibile averne dalle relazioni degli scavi corredati da piante, planimetrie dei fondi indagati, mappe catastali, disegni e fotografie.

Molte di queste relazioni sono state redatte all’epoca, principalmente da funzionari di Governo ma anche da privati che furono, a volte, gli stessi proprietari dei fondi agricoli e titolari delle licenze di scavo. Fu Antonio Sogliano (prima ispettore e poi direttore degli Scavi di Pompei) che decretò (all’inizio del XX secolo) la prima normativa riguardante la segnalazione dei ruderi archeologici nelle mappe catastali, con lo scopo dichiarato di formare la mappa archeologica completa dell’agro pompeiano. Allo stesso Sogliano dobbiamo le raccomandazioni delle priorità di scavo sulla base dell’interesse scientifico preminente, come la risoluzione della questione del borgo marinaro, che rimane irrisolta ai giorni nostri. La relazione più completa dell’epoca, probabilmente non a caso, è stata redatta per la famosa villa del tesoro di Boscoreale (nella foto in alto), che tante polemiche ha suscitato a causa degli oggetti e degli argenti preziosi venduti all’estero.

Dopo Sogliano alcune relazioni furono compilate da Roberto Paribeni e le più numerose furono compiute da Matteo della Corte che le pubblicò in tre fascicoli in annate consecutive nelle “Notizie degli Scavi di antichità dell’Accademia Nazionale dei Lincei”. Intorno a queste relazioni di Della Corte aleggia un vero e proprio mistero, dovuto ad una serie di circostanze e di riferimenti desunti dai suoi medesimi scritti: lo studioso riferisce che la sua originaria documentazione fu perduta e se ne rese necessario il rifacimento. Della Corte provvide alla seconda stesura dieci anni dopo la prima, che fu redatta a sua volta un decennio dopo la chiusura di vari cantieri di scavi (molti dei quali di grande interesse nell’antico Pagus Augustus Felix Suburbanus) evidentemente sulla base di carteggi depositati negli archivi napoletani della Soprintendenza archeologica vesuviana.

Ora lui relazionò sul prezioso materiale rivenuto nel corso dei diversi scavi sulla base di documentazione che (si presume) fosse rimasta negli archivi della Soprintendenza di Napoli e non dispersa come le prime relazioni spedite a Roma. Nelle seconde rimaste agli atti, emergono i nomi di alcuni protagonisti di scoperte archeologiche clamorose attorno a Pompei come Valiante, De Prisco, Matrone, Item, Fienga, ecc. che sono nomi familiari per chi studia Pompei antica e il suo territorio d’espansione. L’ordine ed i dati riportati in queste relazioni hanno lasciato perplesso lo studioso Laurentino Garcia y Garcia che nella sua monumentale pubblicazione “Scavi privati nel territorio di Pompei” le ha esaminate e riportate una per una.

Dovendo riscrivere il testo di 14 ville ed alcune tombe, il Della Corte lo fece in tre anni, dal 1921 al 1923, portando per le medesime una numerazione non consecutiva. Inoltre Garcia y Garcia segnala la mancanza di dati fondamentali nelle medesime, come le date di scavo, mentre sono state citate piante e figure che non risultano allegate al testo scritto. «Insomma tutto concorre a far mistero in questi benedetti scavi privati» conclude l’autore di origine iberica. Un peccato per la cultura scientifica perché la trascrizione dei dati di scavo è fondamentale non solo per la ricostruzione formale (in disegno, plastico o rilievo virtuale) dei monumenti archeologici, ma anche al fine di individuare l’ubicazione degli oggetti trovati e degli affreschi strappati ai muri delle ville, per la maggior parte finiti nei musei di tutto il mondo e nelle collezioni private dei super ricchi. Solo la terza parte (riserva prevista per legge) restò in Italia, esposta al Museo Archeologico di Napoli, nel museo di Boscoreale e in altri musei italiani.

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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