Si riprende a scavare a Stabiae. La ricerca sul campo sarà condotta dal Museo Ermitage

Continua l’indagine dell’ambiente 71 di villa Arianna iniziata un anno fa: nel 2018 lo scavo si estende verso il lato sud

CASTELLAMMARE DI STABIA. Si torna a scavare nel complesso archeologico di Villa Arianna e per il nono anno consecutivo il progetto sarà condotto dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo sotto la direzione del Parco Archeologico di Pompei con il coordinamento della Fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae). Oggetto di indagini sarà l’ambiente 71 dell’antica villa, forse un criptoportico in fase di rifunzionalizzazione nel 79 d.C. Il corridoio aveva già subito un intervento di pulitura e restauro nel 2017 e le ricerche avevano confermato che durante gli scavi dei Borbone era stato utilizzato come area di scarico di vari elementi provenienti dai settori della Villa.

Gli archeologi, hanno ritenuto come elemento saliente della campagna di scavo scorsa il ritrovamento di un crollo di parte del soffitto e dei resti dello strato di intonaco dell’incannucciata dell’ambiente 71. Il progetto 2018 vedrà invece l’estensione dello scavo verso sud, al fine di acquisire maggiori informazioni sugli scavi borbonici e sullo stato di questo settore prima dell’eruzione del 79 d.C. Il team è composto da 13 archeologi e restauratori, sia russi che italiani, impegnati in attività sia di scavo che di restauro oltre che nello studio preliminare dei numerosi materiali rinvenuti nel rinterro borbonico.

«Siamo immensamente grati della possibilità dataci dal Parco Archeologico di Pompei – afferma il dott. Alexander Butyagin – e ringraziamo anche la Fondazione Ras per il supporto fornito, perché poter lavorare su questa villa è un dato molto significativo per i nostri studi scientifici. In questi nove anni di progetti, che tra le altre cose hanno contribuito all’apertura ai visitatori del settore termale di Villa Arianna, per la prima volta il Museo Ermitage ha potuto realizzare uno scavo di una villa romana, e dare, cosi, anche un contributo alla preservazione di un sito archeologico di straordinaria bellezza».

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell'Università di Messina. È anche redattrice e social media manager per la rivista di archeologia Mediterraneoantico.it e collaboratrice per la testata giornalistica Tempi.

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