Tra vicoli e nuove domus della Regio V: sarà possibile studiare nuovi spazi urbani di Pompei

Nell’area del c.d. “cuneo” sono stati ritrovati affreschi, nuove case, una fullonica, giardini, anfore e diversi oggetti preziosi

POMPEI. Vicoli e domus continuano ad emergere dagli scavi nella Regio V di Pompei. Gli archeologi, impegnati in un’area di oltre 1.000 mq, il cosiddetto “cuneo” posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone, grazie agli ultimissimi rinvenimenti, avranno la possibilità di studiare nuovi spazi urbani di Pompei. Partendo da via Nolana e proseguendo in direzione nord, è emerso un piccolo impianto produttivo, forse una fullonica (lavanderia) che si affaccia all’ingresso di via di Nola. Ad un livello superiore, invece, c’è un ampio spazio aperto, probabilmente si tratta di un giardino con alcune anfore ritrovate in loco.

Al centro, è stato trovato dagli archeologi un pilastrino scanalato, con un grosso pezzo di lastra marmorea e che in origine probabilmente sosteneva un bacile di pietra (labrum) riutilizzato successivamente come piano d’appoggio. Durante lo scavo, sono state portate in evidenza, attraverso la tecnica del calco in gesso, anche alcune radici. Il giardino ha come limiti la Casa della Soffitta ad est e il neo Vicolo dei Balconi ad ovest, mentre a nord è delimitato da quello che sembra essere un porticato con almeno tre colonne e alcuni pilastri sul retro, con tracce di affresco.

Proseguendo verso ovest, da un cubiculum di una domus, è emersa la prima scena mitologica del “cuneo”: Adone ferito tra le braccia di Venere e con amorini attorno. Gli edifici che via via stanno emergendo, prendono il nome da elementi decorativi che ne caratterizzano spesso gli ambienti. È il caso della Casa di Giove (foto in alto), a cui si attribuiscono una serie di ambienti nella porzione ovest del cuneo. La domus, già in parte scavata nell’Ottocento, si trova in prossimità della Casa delle Nozze d’Argento. Le indagini in corso, hanno permesso di individuare i cunicoli settecenteschi utilizzati dai primi esploratori per indagare e portare alla luce ambienti affrescati e reperti preziosi.

Gli scavi hanno evidenziato l’ingresso dell’abitazione sul Vicolo dei Balconi e un atrio su cui sembrano affacciarsi diversi ambienti. Sul peristilio, un ambiente con ricche decorazioni in primo stile con riquadri e cornici in stucco e un altro con decorazione in terzo stile con coppia di uccellini in un riquadro. Sebbene questo ambiente risulti già essere stato esplorato durante le prime indagini borboniche, in un angolo, ancora in parte da scavare, è emerso un candelabro in bronzo poggiato sul pavimento.

Nuovi affreschi emergono invece dalla domus dei Delfini, così chiamata perché gli ambienti emersi proprio di fronte all’ingresso della Casa delle Nozze d’Argento hanno restituito due quadretti su fondo rosso con coppia di delfini, oltre a vari animali e a prospettive architettoniche. Ad ovest dell’ingresso, durante l’esplorazione di un ambiente, si è riconosciuta la stratigrafia della decorazione muraria. Una prima decorazione ricoperta, poi, da una in quarto stile, riferibile ai lavori di ristrutturazione della casa post terremoto del 62 d.C. Presso l’incrocio tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo di Cecilio Giocondo sono stati individuati altri due ambienti affrescati.

Uno conserva una decorazione con eroti, mentre l’altro presenta una fascia con una ricca decorazione a girali vegetali, fino ad ora unicum a Pompei. Tra le insule VI e VII della Regio V si sta inoltre indagando la parte iniziale del proseguimento del vicolo di Cecilio Giocondo verso nord, dopo l’incrocio con il vicolo delle Nozze d’Argento. Nel punto della pavimentazione del vicolo, dove mancano i basoli, è in corso di scavo un battuto pavimentale composto da terra mista a materiale di scarto, tra cui ossa animali, frammenti ceramici, un amo da pesca, una pedina da gioco, ecc. Sulla parete est del vicolo è inoltre ancora visibile una tabula ansata tracciata con pittura bianca, destinata forse ad ospitare qualche insegna o una iscrizione elettorale.


mm

Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell'Università di Messina. È anche redattrice e social media manager per la rivista di archeologia Mediterraneoantico.it e collaboratrice per la testata giornalistica Tempi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*