Gok Art: il primo disco dei Kafka sui Pattini, un album a tutta velocità

La canzone “Pete and Kate” è la bonus track: parla della storia d’amore tra Pete Doherty e Kate Moss

POMPEI. È in vendita su tutte le piattaforme digitali, dal 20 febbraio, il disco di esordio dei Kafka sui Pattini, promettente band nata a Pompei dai giovanissimi Davide Busiello, Raffaele Fogliamanzillo, Lorenzo Lamberti e Marco Brunasso. Proprio a quest’ultimo – voce del gruppo- ci siamo rivolti per farci raccontare di questo primo disco, Gok Art. «Il progetto è nato un po’ come nasce il pane – ha esordito – Il pane si mette lì a crescere, a maturare. Allo stesso modo tra live, sessioni acustiche e tante ore di sudore e sangue buttato in sala prove, abbiamo stravolto e cambiato identità ai nostri pezzi più volte in questi tre anni, fin quando ci siamo resi conto che era il momento di dargli una forma definitiva e inciderli».

Sono 10 le tracce venute fuori da questo lento processo di maturazione musicale (più una bonus track, assente nella versione digitale del disco). Tra queste anche “Gok Art”, brano che dà il titolo all’album. «In quel testo ho dato sfogo a tutta la mia passione per l’arte contemporanea» ha raccontato Marco. A disco finito, il gioco di parole che richiama all’arte, ma anche ad una macchina pronta a partire, è sembrato il nome più appropriato per il “kafkiano” progetto musicale. Le registrazioni in studio sono durate quattro mesi. Un periodo dedicato ad un’attenta ricerca di suoni e di testi. «Quasi maniacale» la definisce il cantante. Però ne è valsa la pena: «Quando abbiamo riascoltato il disco, siamo rimasti molto soddisfatti. Di questo, ovviamente, diamo merito anche a Diego Leanza, il nostro produttore, che ci ha aiutato nella scelta delle piccole accortezze per presentare al meglio i nostri pezzi».

E se quei pezzi da soli possono bastare a raccontare di una band dalle tante sfaccettature, che in questi tre anni si è già fatta ampiamente conoscere e apprezzare sul panorama musicale, i Kafka sui Pattini hanno ancora un po’ di assi nella manica, come svela Marco: «C’è un brano che abbiamo suonato per la prima e ultima volta durante un concertone di Natale a Scafati, al Ferro 3. Lo abbiamo fatto solo quella volta perché ci siamo sentiti di farlo, eravamo a casa, tra amici, in un luogo a cui siamo molto affezionati. Quello è un pezzo molto diverso dal disco e in realtà ci sono molti lati dei Kafka ancora inesplorati, ma questo è il bello della musica: abbiamo fatto un disco che ci appartiene oggi e magari domani prenderemo vie diverse».

Qual è, però, tra le vie percorse finora, quella che ha lasciato al frontman qualcosa in più? Gli abbiamo chiesto se c’è una canzone a cui si sente particolarmente legato. Questa la sua risposta: «Banalmente mi verrebbe da dire tutte, perché in ogni testo che ho scritto c’è una parte di me. Però ci sono due pezzi in particolare: uno non è presente nel disco digitale, ma ci sarà nella copia fisica come bonus track. Si chiama “Pete and Kate” e parla della storia d’amore assurda tra Pete Doherty e Kate Moss. Il primo per me è un idolo per la sua concezione artistica, mentre il personaggio di Kate Moss mi affascina così tanto che sto scrivendo su di lei la mia tesi di laurea. L’altro brano invece è “You always do”, che è quello che chiude il disco. In questa canzone ho avuto la possibilità di buttare fuori delle cose che ho vissuto in prima persona: quello che ho sentito riguardo una storia andata male, rispetto a cui avevo ancora qualcosa da dire».

 

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Valentina Comiato

Ha 24 anni, è laureata in lingue ma con un innato amore per la penna. Si divide tra università, associazionismo e scrittura. Crede nelle parole e nella partecipazione attiva. Per "Made in Pompei" scrive di piccole realtà, grandi talenti e bei progetti.

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