Anfore ammassate a Pompei: simbolo del lavoro e degli intensi traffici commerciali dell’epoca

Le anfore erano i container utilizzati nel trasporto delle derrate alimentari. Se ne producevano di misure e forme diverse, a seconda della necessità e del contenuto

POMPEI. La cultura come frutto del lavoro dell’uomo e della sacralità della natura, simboleggiato da un ammasso di anfore provenienti da tutto il Mediterraneo, in un flusso continuo di affari e di comunicazione sociale, è l’icona social della Festa dei Lavoratori che ci arriva dall’antica Pompei. Un post sui social del Parco Archeologico di Pompei propone la rappresentazione di un ammasso di anfore dalla forma, ordine e utilizzo diverso in rappresentazione della struttura multiculturale della sua antica popolazione e dei suoi traffici commerciali.

Nell’antico i traffici via mare erano più agevoli di quelli via terra. Elemento che ha conferito a Pompei e ad altre città del Golfo di Napoli la centralità nelle rotte mercantili del Mediterraneo. All’epoca le anfore erano i container utilizzati nel trasporto delle derrate alimentari. Se ne producevano di misure e forme diverse, a seconda della necessità e del contenuto: dai cereali al vino, all’olio e alle spezie. Pompei era rinomata per la produzione del vino, come provato da anfore incise col nome d’origine, rinvenute in Egitto, nelle isole greche ed in Medio Oriente.

Si esportava il vino e si importavano i vari tipi di grani dalla Sicilia e dalla costa nordafricana. I traffici commerciali spingevano popoli di culture diverse ad intrecciare relazioni. Insieme ai prodotti si scambiavano i modi di parlare, di scrivere, di edificare e di produrre. Che si trattasse di un mondo aperto, lo attestano le testimonianze epigrafiche che documentano un utilizzo complesso e stratificato della lingua. A Pompei è stato trovato l’utilizzo di un alfabeto radicato nelle varie componenti della popolazione italica ma “contaminato” dall’etrusco e del greco.

Se i testi dei documenti rinvenuti nei santuari di Pompei erano in lingua etrusca i graffiti sui muri rivelano un parlato che è stato definito genericamente osco. Se la recentissima scoperta di un nuovo nutritissimo corpus di iscrizioni etrusche su ex voto del santuario extramoenia del Fondo Iozzino a Pompei ha fatto dedurre una forte presenza strutturante etrusca all’origine di Pompei è anche vero che i rapporti che la città intrattenne con Neapolis, Puteolis e Baia (di origine greca) ne modificarono la cultura e la lingua degli anni successivi.

Mario Cardone

Mario Cardone

Ex socialista, ex bancario, ex sindacalista. Giornalista e blogger, ha una moglie, una figlia filosofa e 5 gatti. Su Facebook cura il blog "Food & Territorio di Mario Cardone".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *