Nella Regio V di Pompei si torna a scavare e le aspettative sono altissime

Lo scavo del “cuneo” sta portando alla luce interessanti novità, inedite per quest’area della città: strutture e reperti di ambienti privati e pubblici

POMPEI. Si torna a scavare a Pompei e le aspettative sono altissime. I nuovi scavi sono partiti in una parte della Regio V, una vasta area non indagata della città di oltre 1.000 mq. Il team di esperti (in campo oltre agli archeologi anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi) sta intervenendo sul cosiddetto “cuneo”, un’ampia porzione di terreno posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nel più ampio progetto di messa in sicurezza dei fronti di scavo, la cui area non scavata, posta alle spalle delle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per evitare, soprattutto nella stagione delle piogge, di accelerare la spinta del terreno sui muri antichi.

I lavori, inseriti nell’ambito del Grande Progetto Pompei, procederanno per sottocantieri al fine di rendere sempre fruibile l’area e la durata è stimata in circa due anni per un costo complessivo di 8,5 milioni di euro. Lo scavo del “cuneo” sta portando alla luce interessanti novità, inedite per quest’area della città: strutture e reperti di ambienti privati e pubblici man mano che verranno svelati contribuiranno ad arricchire la conoscenza complessiva del sito grazie alle più moderne tecnologie di scavo e di ricerca archeologica. I primi interventi hanno previsto la rimozione del terreno di risulta proveniente dagli scavi di fine ‘800 – inizio ‘900 che man mano veniva riversato nella zona del “cuneo”.

Al di sotto di questi livelli, che hanno già rivelato diversi e importanti reperti archeologici, è stata messa in luce la stratigrafia vulcanica con il livello di cenere sovrapposto agli strati di lapillo. I reperti che sono emersi sono stati raccolti e portati nell’area logistica appositamente creata sul pianoro delle regiones IV-V; lì verranno lavati, classificati e studiati. Si possono ammirare frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, uno di questo ha mostrato il bollo di Lucius Eumachio, padre della ben nota Eumachia e possessore di botteghe di tegole e mattoni (che venivano prodotti con il suo bollo) sul territorio.

La quantità di reperti “scartati” dagli scavatori antichi non deve sorprenderci, perché all’epoca contava portare in superficie quante più strutture pubbliche e private possibili, così da stupire i Reali e tutti coloro che andavano a visitare le rovine, quasi come un parco archeologico ante litteram. Le scoperte non si limitano solo ai reperti: sono emersi anche alcuni ambienti in adiacenza alla Casa della Soffitta dove è stata individuata un’area aperta, forse un giardino, che presto sarà meglio indagata grazie alle analisi paleobotaniche che il Parco archeologico condurrà parallelamente allo scavo. Nell’angolo sud-orientale, inoltre, è emerso anche un deposito di anfore di cui si sta analizzando forma e contenuto.

Poco oltre, sta emergendo anche il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle Nozze d’Argento. Questo, leggermente in salita, si presenta nella tipica configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e con gli ingressi di edifici e botteghe che si affacciavano. Nel vicolo delle Nozze d’Argento ancora edifici inediti: stanno venendo alla luce alcune strutture quali l’ingresso di una domus con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso, con al centro l’immagine di una coppia di delfini. Dai livelli stratigrafici del 79 d.C. si procederà man mano con lo sfoglio del terreno che sicuramente restituirà sorprendenti reperti che saranno oggetto di studi multidisciplinari e di nuove metodologie di analisi.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell'Università di Messina. È anche redattrice e social media manager per la rivista di archeologia Mediterraneoantico.it e collaboratrice per la testata giornalistica Tempi.

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