I calchi di Pompei raccontano le storie delle vittime dell’eruzione vesuviana del 79 d.C.

La cenere, solidificandosi progressivamente, ha assorbito la forma dei cadaveri che aveva inghiottito e, dopo la loro naturale decomposizione, ha disegnato nel terreno la cavità della loro impronta.

POMPEI. Il mistero della morte è alla base della filosofia universale, che ha cercato in vari modi di indagare sul trapasso dell’individuo, analizzando paure, speranze e sentimenti religiosi. Avere la possibilità di assistere in diretta al fenomeno del trapasso è un’opportunità che vien data esclusivamente ai visitatori del Parco Archeologico di Pompei, grazie all’invenzione dell’archeologo Giuseppe Fiorelli (all’epoca direttore degli Scavi di Pompei) che sperimentò il metodo dei calchi (ieri protagonisti sulla pagina Facebook degli Scavi di Pompei) nel 1863. La sua trovata, come l’uovo di Colombo, è intuitiva e per questo motivo geniale. Consiste nel preservare i corpi che sono stati sommersi dalla pioggia di cenere del Vesuvio che nel 79 d.C. seppellì l’intera città di Pompei, dopo averla bombardata di lapilli.

La cenere, solidificandosi progressivamente, ha assorbito la forma dei cadaveri che aveva inghiottito e, dopo la loro naturale decomposizione, ha disegnato nel terreno la cavità della loro impronta. L’intuizione di Fiorelli è stata di far colare del gesso in tali cavità, al fine di creare dei calchi delle forme originarie. In questo modo sono state conservate nel tempo le sagome e i profili di molte vittime dell’eruzione del Vesuvio che duemila anni fa avevano tentato la fuga da un’immane tragedia, trovando invece una terribile morte descritta nei segni delle eterne sculture di gesso. Sofferenza che nella condivisione attuale diventa escatologica e per questo universale. Alla fine è stato condensato nel tempo uno spettacolo terribilmente affascinante perché è possibile leggere sui calchi le espressioni dei volti, le pieghe dei vestiti, le posizioni contorte in cui i pompeiani furono sorpresi dalla furia distruttiva del Vesuvio.

Sono nate così le trame di storie affascinanti in cui si sono cimentati artisti di ogni campo. Con lo stesso sistema dei calchi sono state riprodotte le sagome di porte, di armadi, di radici di piante e di animali. La visita dei calchi è uno dei motivi di visita al Parco che più prende la curiosità dei turisti che ne richiedono sempre la visione alle guide nei tour turistici. Ora la maggior parte dei calchi è stata restaurata ed esposta nella struttura di vetro ed acciaio antistante l’ingresso di piazza Anfiteatro: davanti a quei vetri sono sempre ferme comitive di visitatori intente a meditare sulla tragedia vesuviana e a scattare fotografie alle sfortunate vittime di ossa e gesso che la portano impressa nelle loro eterne espressioni.

Mario Cardone

Mario Cardone

Ex socialista, ex bancario, ex sindacalista. Giornalista e blogger, ha una moglie, una figlia filosofa e 5 gatti. Su Facebook cura il blog "Food & Territorio di Mario Cardone".

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