Premiati i vini del Vesuvio della cantina Bosco De’ Medici

Il “Pompeii” bianco prodotto nelle anfore di terracotta come avveniva duemila anni fa

POMPEI. Non solo archeologia e religione. Pompei si candida ad un ruolo di primo piano anche nel turismo del vino e nella produzione vitivinicola di qualità, grazie agli sforzi di imprenditori locali che nel giro di pochi anni hanno saputo reinterpretare il rapporto tra enogastronomia e accoglienza turistica. Non è un caso, quindi, se gli unici vini del Vesuvio che nel 2017 hanno ottenuto riconoscimenti a livello nazionale sono quelli della cantina Bosco de’ Medici, riconducibile alla famiglia di imprenditori pompeiani Palomba, già affermatisi da tempo nel settore della ricettività ed oggi impegnati con successo nel settore enologico.

La guida Gambero Rosso 2018, infatti, ha assegnato due “calici rossi” al Pompeii bianco 2015 e due “calici neri” al Lacryma Christi rosso 2015: quasi il massimo del punteggio che è rappresentato dai “tre calici”. «È un ottimo risultato, di cui siamo molto orgogliosi – commenta Antonio Russo, responsabile della comunicazione per Bosco De’ Medici – perché in sostanza i riconoscimenti del Gambero Rosso sono arrivati alla nostra prima vera annata di produzione vinicola, in quanto quella del 2014, anno della prima vendemmia, era partita in via sperimentale». Sempre la nota guida enogastronomica ha riconosciuto anche il lavoro dell’enologo di Bosco De’ Medici, Vincenzo Mercurio, al quale è andata la menzione come “Miglior enologo per vini bianchi” per l’anno 2017.

I vini, com’è noto, sono la miglior espressione del territorio da cui hanno origine: quelli dell’azienda vinicola Bosco De’ Medici racchiudono, quindi, le fragranze del Vesuvio e del territorio pompeiano alle sue pendici, del quale hanno riprodotto anche alcune delle antiche fasi di produzione. La produzione vinicola (Lavarubra, Lavaflava, Pompeii rosso e bianco) ha origine da 9 ettari di vigneti (8 distribuiti sul Vesuvio tra Terzigno e Boscoreale, su terreni che un tempo appartennero ad un ramo della celebre famiglia medicea fiorentina, e un ulteriore ettaro a Pompei) e si aggira sulle 15mila bottiglie annue.

Il “Lavarubra” (un Lacryma Christi rosso da uve Piedirosso e Aglianico) e il “Lavaflava” (Lacryma Christi bianco prodotto con uve Caprettone e Falanghina) sono nati proprio per esaltare le caratteristiche naturali dei terreni sabbiosi del Vesuvio, prodotti con uve coltivate sull’unico vulcano attivo dell’Europa continentale, tra i 250 e i 400 metri di quota. Il “Pompeii”, invece, è un chiaro omaggio al grande passato della città vesuviana distrutta dall’eruzione del 79 d.C.: l’uvaggio del rosso è Piedirosso, mentre il bianco proviene da uva Caprettone.

Per quest’ultimo l’azienda Bosco de’ Medici ha avviato una iniziativa sperimentale ma fortemente evocativa: come avveniva duemila anni fa, tutto il pigiato va in un’anfora di terracotta, nella quale rimane in tutto per tre mesi (da metà settembre a metà dicembre), durante il processo di fermentazione, macerazione e affinamento, prima di proseguire la vinificazione nell’acciaio inox. Si tratta di un modo senza dubbio originale per rendere omaggio al vino che fu un prodotto di punta del commercio dell’antica Pompei e che la rese famosa in tutto il Mediterraneo.

Oggi come allora la fama dei vini pompeiani e vesuviani è destinata a varcare i confini locali, obiettivo cui contribuisce l’adesione al Movimento Turismo del Vino e (dalla primavera all’autunno) l’attivazione del progetto della cantina turistica (settore di punta della famiglia Palomba) a marchio Bosco de’ Medici, dedicata agli amanti del buon bere e del buon cibo.

mm

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*