Cibo & storia: da Caupona rivive il rito della “confarreatio”

“Ubi tu Gaius ego Gaia”, così la donna abbandonava la famiglia d’origine per unirsi allo sposo

POMPEI. Quando storia ed enogastronomia si incontrano, anche per chi si ama diventa possibile vivere una Festa degli Innamorati ispirata alla Pompei di duemila anni fa. Infatti nel ristorante Caupona rivivrà simbolicamente il rito della “confarreatio”, un’antica cerimonia religiosa con cui la donna abbandonava definitivamente la famiglia d’origine per unirsi a quella del marito. Si tratta di una ricostruzione scenica molto suggestiva che, per gli appassionati di antichità romane, arricchirà la classica cena del 14 febbraio (festa dell’amore) da Caupona, il primo ristorante archeo-esperienziale di Pompei (in via Masseria Curato, 2).

«In pratica – spiegano Nello Petrucci e Francesco De Martino, patron di Caupona – la confarreatio era un rito religioso riservato ai patrizi che consentiva al marito di acquisire la manus (il potere) sulla propria moglie, ma non va confuso con la celebrazione del matrimonio. Infatti, era possibile sposarsi anche senza questo rito ma, in mancanza di confarreatio o di altri riti simili, il marito non poteva esercitare sulla moglie nessun tipo di potere. La cerimonia prendeva il nome dalla focaccia di farro (panis farreus) che gli sposi dividevano come simbolo della futura vita comune e consisteva in un sacrificio a Giove Farreo, Iuppiter Farreus».

«La confarreatio – continuano – era riservata esclusivamente ai patrizi e richiedeva la presenza, tra le altre cose, del Pontifex Maximus, del Flamen Dialis e di dieci testimoni nati da matrimoni celebrati con lo stesso rito. La sposa indossava un velo rosso che le copriva il capo e successivamente doveva compiere, insieme al marito, tre giri rituali attorno all’altare, percorrendo il tragitto verso destra. L’unione delle mani degli sposi era un gesto tramite il quale questi manifestavano il proprio consenso».

E ancora: «La cerimonia si concludeva con la pronuncia della formula rituale “Ubi tu Gaius ego Gaia”, ovvero: “dove tu (sei, sarai) Gaio anche io (sono, sarò) Gaia”, che segnava il passaggio della moglie nella famiglia del marito. Con la confarreatio la moglie entrava a far parte della famiglia dello sposo ed i suoi diritti si fissavano immediatamente in capo al marito». Un appuntamento imperdibile per chi vorrà rivivere simbolicamente quest’antica cerimonia. Caupona (dal latino, “locanda, osteria”), è il primo ristorante completamente ispirato all’antica città romana distrutta dal Vesuvio. L’interno del ristorante riprende il Termopolio di Vetuzio Placido, mentre la sala ripropone la bellissima Domus di Marco Lucrezio Frontone.

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Redazione

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