Il Grande Progetto sarà completato nel 2018: restano gli ultimi 7 interventi

Accanto alla riapertura di numerose domus (ad oggi 37) sono state intraprese molte altre azioni per il rilancio del sito

POMPEI. Il Grande Progetto Pompei (Gpp) è alle battute finali e si concluderà entro l’anno appena iniziato con il completamento degli ultimi 7 cantieri aperti. Negli ultimi 24 mesi ha restituito ben 37 edifici alla fruizione dei turisti, che hanno decisamente apprezzato il lavoro svolto nella Pompei antica. A rivelarlo sono le statistiche degli ingressi che per il 2017 parlano di una crescita dei visitatori stimata intorno al 7,6%. Per questo Pompei ha sfiorato la cifra record dei 3,4 milioni di visitatori: un dato che la proietta a pieno titolo nell’elite del turismo nazionale e non solo. Insomma gli Scavi di Pompei sono tornati a nuova vita grazie all’impegno della Soprintendenza Speciale, oggi Parco Archeologico di Pompei, e all’impiego efficiente delle risorse europee e al lavoro costante di tutte le professionalità del Ministero e dei Beni Culturali.

Partito nel 2012, il Gpp è stato sovvenzionato dalla Commissione Europea quale Grande Progetto Comunitario a valere sulle risorse Poin-Fesr 2007-2013 e Pon-Fesr 2014-2020 per un  importo complessivo di 105 milioni di euro (per il 75% cofinanziato dall’Ue e per la restante parte da risorse nazionali) finanziando ben 76 interventi di restauro e messa in sicurezza, di cui 69 già conclusi. Accanto alla riapertura di numerose domus (ad oggi 37) sono state intraprese molte altre azioni per il rilancio del sito, come l’estensione della copertura Wi-Fi all’intera area archeologica, che è parte del più ampio progetto Smart@Pompei, condotto assieme al Cnr e a Tim, o la realizzazione di un percorso di 3 chilometri (“Pompei per tutti”) che consente la piena accessibilità ad una parte rilevante del sito.

Il 2017, inoltre, è stato caratterizzato dalla ripresa di indagini e ricerche archeologiche che hanno visto, a partire dalla primavera, nuovi cantieri di scavo in otto aree all’interno del perimetro del sito, oltre al cantiere di scavo nel suburbio meridionale. Si tratta del Foro, dell’Insula Occidentalis, della Torre di Mercurio con le mura antiche, della Schola Armaturarum e delle aree sacre del Santuario di Apollo, del Foro Triangolare, del Tempio di Iside e del Santuario extraurbano del Fondo Iozzino.

Dopo decenni si è tornati anche a scavare in quella parte della città mai indagata finora: 22 ettari sui 66 totali. Le indagini in corso stanno portando alla luce dati significativi per la conoscenza della città antica, oltre a numerosi reperti che saranno in esposizione all’Antiquarium degli scavi al termine delle mostre in corso. Tutti questi interventi e iniziative (insieme ai percorsi notturni estivi) hanno contribuito in maniera sostanziale al grande successo in termini di visitatori (più di 3,2 milioni di biglietti staccati nel 2016) e agli importanti riconoscimenti internazionali, da parte della stessa Commissione Europea che ha visto nel Grande Progetto Pompei un esempio da seguire e replicare in tutta Europa.

Il 2017 ha confermato la grande attenzione da parte di cittadini e turisti. La costante crescita dei visitatori, a un tasso dell’8%, ha infatti permesso di superare già alla fine di novembre lo straordinario record dello scorso anno. Il crescendo di ingressi registrati negli ultimi cinque anni, d’altra parte, conferma il buon lavoro svolto a Pompei: 2,47 milioni nel 2013, 2,69 milioni nel 2014, 3 milioni nel 2015, 3,37 milioni nel 2016, mentre le previsioni per il 2017, come accennato, raggiungono i 3,4 milioni di ingressi. Ma il Grande Progetto Pompei non finisce qui: quanto prima si entrerà nella fase degli interventi che riguarderanno la buffer zone, ovvero l’area che circonda l’antica Pompei.

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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