Da dicembre tre domus di Pompei sono per la prima volta aperte al pubblico

Si trovano tutte su via Nocera: si tratta della Domus e botteghe, la casa del Larario fiorito e della Domus del Triclinio all’aperto

POMPEI. Si avvia alla conclusione il Grande Progetto Pompei e lo fa restituendo al pubblico ulteriori gioielli della complessa archeologia della città vesuviana. Il 23 dicembre scorso, alla presenza del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, sono stati riaperti tre edifici situati nella Regio II, scavati solo parzialmente negli anni Cinquanta da Maiuri e mai, prima d’oggi, aperti al pubblico nella storia di Pompei. Si tratta dell’edificio Domus e Botteghe, della Casa del Larario Fiorito e del Triclinio all’aperto, portati in luce completamente solo alla fine degli anni Ottanta.

Gli edifici sono ubicati nel settore sud-orientale di Pompei, nelle immediate vicinanze di Porta Nocera, nonché in prossimità di uno degli accessi privilegiati da quanti, dal suburbio, si recavano in città per assistere agli spettacoli nel vicino Anfiteatro. La tipologia delle domus e la disposizione interna degli ambienti ci dà un’idea del carattere fortemente commerciale di questo quartiere, in quanto la funzione di questi edifici era tipicamente quella della casa-bottega, rispondente quindi ad esigenze sia abitative che commerciali.

Esempio mirabile è proprio l’edificio chiamato Domus e Botteghe, i cui ambienti fronte strada erano adibiti alla vendita, mentre il settore residenziale dell’abitazione si apriva su una corte scoperta provvista di un triclinio in muratura e di uno spazio porticato. Gli ambienti più belli della domus sono decorati in IV stile pompeiano e al momento dell’eruzione del 79 d.C. erano in fase di restauro, come dimostra la presenza di anfore piene di calce rinvenute durante lo scavo.

Anche la Casa del Larario Fiorito, probabilmente, dato l’assetto interno degli ambienti, doveva avere uno spazio riservato a funzione commerciale o comunque era in qualche modo aperta al pubblico, come lascerebbe ipotizzare la presenza di iscrizioni elettorali in uno degli ambienti interni. Nella sua configurazione attuale, risultato della fusione di due unità indipendenti, gli ambienti residenziali si dispongono verso via di Nocera, mentre un ampio giardino è posizionato ad est. All’interno, si conservano molte delle pitture originali, tra le quali spiccano quelle del grande oecus affacciato sul giardino, in IV stile pompeiano, con quadretti mitologici inseriti al centro di pannelli giallo ocra. Bellissimo è il particolare larario della casa. Ubicato all’interno di un piccolo cubiculum, è decorato con fiori sparsi e amorini in volo. L’area dell’hortus è provvista di un grande triclinio in muratura poggiante su un pavimento in cocciopesto con inserti di marmo.

Alla fruizione, ritorna anche la Casa del Triclinio all’aperto, nata dalla fusione di più nuclei indipendenti e collocata su via di Nocera. Gli ambienti interni, cinque, disposti sul lato di un corridoio di passaggio che immette in un peristilio, sono condizionati dalla ristrettezza degli spazi. Di più largo respiro è invece il vasto giardino, oggi piantato a vigneto, così come doveva essere in antico. Con affaccio sul verde è il grazioso triclinio estivo che dà il nome alla casa, abbellito con due fontane a nicchia, rivestite di mosaici in pasta vitrea, pomici e conchiglie. Il complesso, che aveva un accesso anche da via della Palestra, doveva essere una sorta di osteria a giardino ad uso dei frequentatori dell’Anfiteatro.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell'Università di Messina. È anche redattrice e social media manager per la rivista di archeologia Mediterraneoantico.it e collaboratrice per la testata giornalistica Tempi.

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