Il mistero irrisolto della Casa degli amorini dorati: di chi è il volto che compare nel larario?

Lo sconosciuto artista della Pompei di duemila anni fa volle lasciare un misterioso messaggio ai posteri, ancora oggi ignoto nel suo significato
Il volto dipinto nel larario

POMPEI. La Casa degli Amorini Dorati, una delle più belle domus degli scavi di Pompei, cela un curioso mistero tuttora irrisolto. Osservando con attenzione la base che sorregge il larario con le colonnine in marmo (in cui si rinvennero le statuette di Giove, Giunone e Minerva, Mercurio e dei due Lari, ora conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) si nota qualcosa di particolare e cioè la presenza del profilo di un volto umano “nascosto” tra le striature del “finto” marmo rosso (in realtà il marmo è soltanto dipinto).

Un effetto ottico? Un gioco di colore? Non sembra. Allora è un caso, una coincidenza? Nemmeno, a detta degli esperti. Evidentemente nel dipingere la base del larario lo sconosciuto artista della Pompei di duemila anni fa volle lasciare un misterioso messaggio ai posteri, ancora oggi ignoto nel suo significato. A ben guardare, infatti, si scorgono perfettamente un orecchio, un occhio, un sopracciglio, il naso e la bocca che “completano” l’evidente sagoma di una testa calva, o con capelli piuttosto diradati. A chi appartiene quel profilo “mimetizzato” nell’affresco?

Ancora oggi non sappiamo chi sia quel personaggio. Tra le ipotesi avanzate dagli archeologi, c’è quella secondo cui si tratterebbe probabilmente di una caricatura che l’artista ha voluto fare al suo committente: sarebbe, in sostanza, un piccolo gesto irriverente nei confronti del  ricco padrone di casa da parte di un arguto pittore. Non si può escludere, tuttavia, che possa essere una sorta di autoritratto, una ironica “firma” dello stesso autore dell’affresco. Non è questo, però, l’unico “mistero” della Casa degli Amorini Dorati: nella domus, infatti, sono state ritrovate molte maschere teatrali. Forse il padrone di casa, un suo parente oppure un antenato erano attori? O, più semplicemente, era un appassionato che aveva messo su un’ampia collezione? Al momento è impossibile dirlo con certezza.

Quello che è sicuro, invece, è che la Casa degli Amorini Dorati è un vero gioiello della Pompei antica. L’edificio, un’abitazione signorile che occupa il lato meridionale dell’insula 16 della regione VI, è una delle più rinomate di Pompei per gli affreschi ed i mosaici che documentano le varie fasi costruttive della domus: quella che conosciamo noi è stata ottenuta dall’unione di due piccole dimore del III e II secolo a.C., unificate alla metà del I secolo a.C. in un nuovo progetto edilizio molto più articolato, con la creazione di un grande e singolare peristilio con un lato scenograficamente sopraelevato.

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La casa deve il nome ad alcuni dischi di vetro con foglia d’oro qui ritrovati, sui quali è incisa la figura di un Amorino, che decoravano la stanza da letto matrimoniale del proprietario, di cui resta in sito uno solo degli esemplari. Gli affreschi principali risalgono al cosiddetto Terzo stile pompeiano ed illustrano alcuni episodi della mitologia greca; danneggiati dal terremoto del 62 d.C., alcuni di essi vennero restaurati “in stile”: ciò dimostra l’interesse quasi “da antiquario” del proprietario per la conservazione dei capolavori che ornavano la sua dimora. Molto significativi sono anche i due luoghi sacri della casa: un larario con colonnine in marmo in cui si rinvennero le statuette di Giove, Giunone e Minerva, Mercurio e dei due Lari, ora conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli; un larario dipinto con le raffigurazioni delle divinità egizie Iside, Serapide, Arpocrate e Anubi.

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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