Il Comune gonfia la Tari? Ecco come scoprirlo e chiedere il rimborso

Gli esperti: «La quota variabile va applicata solo una volta su casa e pertinenze»

POMPEI. Negli ultimi cinque anni, diversi Comuni hanno sbagliato il calcolo della Tari: un errore nel computo della quota variabile del tributo che ha fatto lievitare a dismisura il prelievo, a spese di migliaia di famiglie. La tassa sui rifiuti (Tari) è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti. La Tari è stata introdotta, a decorrere dal 2014, dalla legge n. 147 del 2013 (Legge di Stabilità per il 2014) quale tributo facente parte, insieme all’Imu e alla Tasi, della Imposta unica Comunale (Iuc).

«Negli ultimi cinque anni, sulla base di quanto è emerso recentemente – spiegano gli avvocati Raffaela Aprea e Oriana D’Ambrosio – i contribuenti (o buona parte di essi) hanno pagato una tassa rifiuti molto più alta del dovuto. La causa? Un “errore di calcolo” della quota variabile del tributo, che ha fatto lievitare a dismisura la cifra totale: questa quota, infatti, andrebbe calcolata una sola volta sull’insieme di casa e pertinenze immobiliari (ovvero posti auto, cantine, soffitte, box) tenuto conto del numero dei familiari. L’esistenza di svariate pertinenze, infatti, non accresce la quantità d’immondizia prodotta dal nucleo familiare». I Comuni accusati di averla maggiorata, invece, l’avrebbero applicata tante volte quante sono le pertinenze dell’abitazione: in questo modo il balzello è stato gonfiato, in alcuni casi fino a raddoppiare la tassa.

Il caso è già finito in Parlamento. Gli avvocati Aprea e D’Ambrosio riportano l’esempio discusso alla Camera: «Per un appartamento in cui vive una famiglia di 4 persone – spiegano – con superficie complessiva di 150 mq., di cui 100 di casa, 30 di garage e 20 di cantina, la parte variabile della tariffa relativa ad autorimessa e cantina (come precisato dal punto 4.2 dell’allegato 1 al Dpr n. 158/99) “va computata solo una volta, considerando l’intera superficie dell’utenza, composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze site nello stesso Comune”. L’importo da versare si ottiene, quindi, sommando tutte le quote fisse (rispettivamente di casa, garage e cantina) e aggiungendo una volta (e soltanto una), l’importo della quota variabile. Risultato? Il pagamento è stato ridotto a 391 euro dai 673 euro originariamente conteggiati sia per la parte abitativa che le pertinenze».

A tutela dei cittadini coinvolti dai calcoli errati, gli avvocati  Raffaela Aprea e Oriana D’Ambroso hanno istituito un presidio presso il proprio Studio Legale (a Pompei, in via Lepanto 96), per dare informazioni e istruzioni agli utenti su come verificare la presenza di eventuali errori in bolletta e avviare le pratiche per ottenere la restituzione delle somme ingiustamente incamerate negli ultimi 5 anni dal proprio Comune. Lo Studio Legale  provvederà, inoltre, per chi fosse interessato, ad effettuare un’istanza di accesso e diffida tramite raccomandata o Pec, per conoscere i criteri e le modalità di calcolo della tassa sui rifiuti applicata dal Comune sul proprio territorio.

L’obiettivo è quello di  determinare con esattezza il rispetto della normativa vigente e  verificare la sussistenza (o meno) di un pagamento del tributo in eccesso rispetto al dovuto; lo studio provvederà, inoltre, in autotutela a calcolare le somme che dovessero risultare illegittimamente richieste e riscosse e, conseguentemente, a disporre la ripetizione entro il termine di legge, comprensiva di interessi legali dalla data del pagamento della tassa fino all’avvenuta restituzione. Per tutelare i propri diritti è possibile rivolgersi allo Studio Legale Aprea D’Ambrosio con sede a Pompei in via Lepanto, 96.  Tel. 0818502830 oppure 3208703263 (avv. Oriana D’Ambrosio) e 3476783517(avv. Raffaela Aprea).

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Redazione

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