L’arte della seduzione spiegata a Pompei dal “fantasma” di Ovidio

La recita del poemetto elegiaco dell’Arte di Amare attraverso la performance magistrale di Pietro Faiella e di Liliana Massari

POMPEI. I poeti spesso e volentieri resistono al tempo, dimostrandosi al momento opportuno audaci e vendicativi. È il caso di Publio Ovidio Nasone che, censurato da Augusto per le sue rime erotiche con l’esilio a Costanza sulle rive del mar Nero (dove morì), si è vendicato facendo risuonare la sua voce poetica, duemila anni dopo, nell’antica Pompei.

Voce che per magia è ritornata nella recita dei suoi versi infuocati all’ombra del Vesuvio in un pomeriggio d’autunno in cui ai compagni di viaggio del fantasma di Ovidio si sono aggiunti i turisti del Parco archeologico nell’ascolto di suggerimenti erotici sull’Ars amatoria in cui, come in guerra, tutto è permesso. L’importante è esclusivamente il risultato finale perché, alla fine, come fu spiegato alcuni secoli dopo da un emulo fiorentino del Poeta: “Chi vuole esser lieto sia, di doman non v’è certezza”.

La recita del poemetto elegiaco dell’Arte di Amare ha, quindi, accompagnato la promenade pomeridiana di venerdì 10 novembre nel centro della Pompei antica, dal Foro al Teatro Grande, attraversando Via dell’Abbondanza e passando per il Foro Triangolare. L’ascolto in cuffia della recita magistrale di Pietro Faiella e di Liliana Massari di brani del poeta di Sulmona è stata preceduta dalla lettura di una sua biografia (redatta da lui medesimo) in cui l’argomento centrale è il motivo della sua disgrazia politica che ne causò l’esilio.

“Carmen et error” spiega il Poeta con mirabile sintesi, riferendosi ai suoi sonetti licenziosi, a quanto pare non apprezzati dall’Imperatore di Roma anche perché sembra che il Poeta avesse sperimentato le sue strategie amorose con la figlia maggiore di Augusto, Giulia (all’epoca sposata con Agrippa di 20 anni più vecchio di lei) cantata da Ovidio negli Amores con lo pseudonimo di Corinna.

Dall’alto della sua esperienza di poeta ed amante promosso sul campo (tre matrimoni ed una presunta relazione con la figlia dell’Imperatore), Ovidio sale in cattedra come professore d’erotismo, impartendo lezioni magistrali sull’arte della seduzione con argomentazioni cariche di consigli arricchiti di ogni minimo dettaglio. In poche parole la ricetta completa sul come portare una donna a letto, come corteggiarla, come adularla, cosa farci prima e come regolarsi successivamente al rapporto. Un manuale completo dell’amante perfetto, buono per l’epoca ma ricco di spunti interessanti anche per il contemporaneo. Il tutto sempre con la massima galanteria e senza il minimo gesto d’arroganza.

Secondo Ovidio in amore si devono assaporare fino in fondo le dolcezze del rapporto amoroso lasciando da parte le sofferenze. Secondo il poeta di Sulmona le sue strategie di conquista valgono per le fanciulle come per le più esperte matrone romane anche se è vero, ammette, che la sua scienza non è una scienza esatta ed ogni donna per essere conquistata richiede un metodo a parte. Egli, in ogni caso, raccomanda inganno e simulazione. Insomma è un Casanova o un Dongiovanni di duemila anni fa. Molti non conoscono le conversazioni di Ovidio. La performance artistica di Faiella e Massari fa tornare il fantasma di un poeta duemila anni dopo la sua esistenza anche per la rivincita della poesia nei confronti del conformismo morale.

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Mario Cardone

Giornalista, economista ed ex bancario, ha una moglie, una figlia e quattro gatti; ex socialista ex sindacalista Cgil

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