Pompei, nuove meraviglie da visitare: il complesso di Championnet e la domus del Marinaio

Si tratta di due ampie aree dell’Insula Occidentalis di Pompei, la zona panoramica della città, che prima erano chiuse al pubblico per motivi di sicurezza

POMPEI. Gli esclusivi quartieri panoramici a terrazze dell’antica Pompei aprono al pubblico. Due importanti interventi di messa in sicurezza e di restauro portati a compimento nell’ambito del Grande Progetto Pompei. Si tratta del complesso di Championnet (nella foto di copertina) e della Casa del Marinaio: le due grandi strutture aprono per la prima volta al pubblico con un’esposizione di reperti originali, secondo il progetto già da tempo avviato a Pompei di musealizzazione diffusa, che vede ricollocati in loco oggetti e strumenti del passato ivi ritrovati.

Con la riapertura al pubblico delle Case di Championnet (I e II) e del cosiddetto Cortile delle Murene è stato totalmente restituito alla fruizione dei visitatori di Pompei l’intero complesso di Championnet, di cui fanno parte anche la Casa dei mosaici geometrici e gli Edifici municipali che affacciano sul Foro, già aperti a novembre 2016. Si tratta di un intero quartiere residenziale a sud del Foro e della Basilica, posto tra la terrazza del Santuario di Venere ad ovest e le Terme del Sarno a sud-est, che da anni era interdetto al pubblico per ragioni di sicurezza. Il complesso prende nome dal generale Jean Étienne Championent che – fa sapere il Parco Archeologico di Pompei – “nel periodo della presenza francese a Napoli, dopo la fuga di Ferdinando IV di Borbone nel 1799, fu grande fautore delle ricerche a Pompei che all’epoca si concentrarono nella zona”.

Stiamo parlando di un quartiere esclusivo dell’antica Pompei, per la sua vicinanza alla principale piazza urbana (il Foro), fulcro della vita civile, religiosa ed economica della città, e per la presenza di grandi domus articolate su terrazze con scale, rampe, logge e porticati sotterranei, con vista panoramica sul Golfo verso le isole: sono le cosiddette “case su pendio” che dovevano appartenere a ricchi esponenti del ceto aristocratico cittadino e che rappresentano uno dei più singolari aspetti dell’edilizia pompeiana. Le case a terrazze panoramiche sul mare che contraddistinguono questo quartiere, si presentano come “atipiche” rispetto alla domus tradizionale che si può invece osservare nel tessuto abitativo urbano dell’entroterra: in esse, a differenza della tipica domus ad atrio, l’articolazione degli ambienti risulta diversa perché da un punto di vista architettonico l’importanza viene data soprattutto all’aspetto panoramico della dimora.

La Casa di Championnet

Adesso è possibile anche accedere agli ipogei (sotterranei) della Casa di Championnet I, illuminati dalle barre a led disposte alla base di una passerella metallica. Ad uno degli ambienti posti nei sotterranei si è voluto ridare l’originaria funzione  di cucina, con la collocazione al suo interno degli oggetti che ne caratterizzarono la destinazione al momento dell’uso della domus. Ad esempio, il mortaio  utilizzato per macinare, tritare e mescolare tutti gli ingredienti, oppure tutti i tipi di recipiente impiegati nel 79 d.C. per la cottura degli alimenti, che sono visibili sul bancone: olle per la bollitura, tegami per friggere e pentole, al di sopra di un tripode in ferro. Qui si conservavano anche i contenitori per il trasporto delle derrate provenienti da tutto il Mediterraneo: anfore da Creta e dalla Turchia per il vino e altre per la circolazione del vino prodotto nel territorio pompeiano.

In un altro ambiente, infine, sono stati allestiti alcuni spazi espositivi, che ospitano diversi reperti emersi dagli scavi delle domus, condotti negli anni ’30 e negli anni ’70: coppe in bronzo, fusi in osso per la tessitura, spilloni in osso, lucerne, brocche in bronzo, elementi di collane, statuette, frammenti di affresco, e di intonaci, tra cui anche frammenti di affreschi e di pavimenti provenienti dagli scavi condotti dal Parco archeologico di Pompei, ecc. In esposizione c’è anche un plastico in sughero che raffigura l’intero quartiere, realizzato a partire dal 1865 da Giovanni Padiglione. Fa parte del gruppo di modelli eseguiti prima del grande plastico dell’intera città di Pompei oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann).

L’atrio della casa del Marinaio

È stata restituita al pubblico anche la Casa del Marinaio, sita in una zona panoramica della città antica, nei pressi del Foro. La domus, portata alla luce a partire dal 1871, deve il suo nome al mosaico posto all’ingresso e solo parzialmente conservato, che raffigurava sei navi ormeggiate in rispettivi arsenali, probabilmente simbolo del porto sicuro che la casa rappresentava per i suoi abitanti. L’edificio a doppio atrio, dotato di un impianto termale privato e di un ampio sotterraneo adibito a panificio, rappresenta un caso unico nel panorama domestico pompeiano, proprio in virtù della sua particolare conformazione, che coniuga le caratteristiche di una elegante e tradizionale casa di città con l’utilizzo di magazzini a carattere commerciale e produttivo. All’interno del giardino della casa del Marinaio fu raccolta, fin dai primi decenni del Novecento, una vera e propria collezione di anfore, provenienti da luoghi diversi di Pompei. La straordinaria collezione, di per sé decontestualizzata, è stata distrutta dal bombardamento aereo del 13 settembre 1943. In memoria di questo devastante evento è stato raccolto un cumulo dei cocci residui all’interno del cratere di una delle bombe che colpirono questo settore della domus.

Nel corso del I secolo a.C. l’edificio venne ampliato verso est con l’accorpamento di un’ala destinata ad ospitare un piccolo complesso termale privato, costituito da un tepidario (ambiente di aria tiepida) e da un calidario (ambiente di aria calda): ciò si evince dal rivestimento di tegulae mammata (tegole con sporgenza che creano un’intercapedine per il passaggio dell’aria ). Chiudono il complesso una sala, forse con funzione di apodyterium (spogliatoio) e una stanza circolare, probabile frigidarium. Nell’ultima fase di vita della casa, nel corso del I secolo d.C., tutti gli spazi del livello inferiore vennero riconvertiti a laboratorio di un panificio e messi in collegamento con i magazzini già esistenti, mentre venne ricavato, ad ovest, un secondo atrio per il settore servile.

La Fontana del Gallo

È stato completato e presentato al pubblico anche il restauro della cosiddetta fontana “del Gallo”, che prende il nome proprio da un bassorilievo che raffigura il volatile. È l’unica fontana di marmo ritrovata a Pompei: tutte le altre sono state infatti realizzate con pietra calcare.

Essa si trova all’angolo sud-occidentale del quartiere che ospita la Casa del Marinaio, poco distante dall’ingresso di questa abitazione facoltosa: è molto probabile, dunque, che la fontana sia stata realizzata grazie al mecenatismo del proprietario della domus. Ciò si desume anche della ricchezza degli apparati decorativi che caratterizzano la Casa affacciata sul mare con vista panoramica e dotata addirittura, come abbiamo visto, anche di un complesso termale privato. La vasca della fontana raccoglieva anche l’acqua di scarico proveniente da un ambiente della domus, che doveva essere la cucina della casa.

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *