Nella Villa Imperiale rivive un vero triclinio dell’antica Pompei

Era la sala da pranzo di una casa romana: i commensali mangiavano distesi su lettini

POMPEI. Aperta per la prima volta al pubblico da aprile 2016, la Villa Imperiale, lussuosa residenza di Pompei risalente al I secolo d.C., è decorata da preziosi affreschi del mito di Arianna, di Teseo e il Minotauro, del volo di Dedalo e la caduta di Icaro. «Villa Imperiale – dice Adele Lagi, archeologa della Soprintendenza – è una delle case più belle di Pompei. Si tratta di una villa urbana che, quando è stata scavata, è stata denominata “imperiale” per la bellezza delle sue decorazioni pittoriche. Il cosiddetto “oecus” era una sala di rappresentanza della Villa: la decorazione che arricchiva le pareti di questa casa era dedicata a un ciclo di miti cretesi. C’è la storia di Icaro, di Teseo e di Arianna».

Le stanze raccontano come viveva una famiglia di lusso, attraverso la ricostruzione di ambienti domestici (ispirata alla scena di banchetto raffigurata nella Casa dei Casti Amanti) e della stanza da letto del proprietario. «Il triclinio – spiega l’archeologa – era la sala da pranzo di una villa romana, così chiamata perché generalmente ospitava tre letti disposti in modo che i commensali potessero prendere le vivande dai tavoli: da quello posto al centro del triclinio e poi da quelli laterali di servizio. I servi che portavano le vivande comparivano, senza essere visti prima, da stretti corridoi che erano alle spalle delle stanze. I commensali, ospiti del padrone di casa, erano adagiati sui lettini, appoggiati in genere sul braccio sinistro, usando il braccio destro per prendere i cibi e per mangiare. Nel triclinio si svolgeva il pasto più importante della giornata, il pranzo, che come sappiamo da testi e da racconti di scrittori antichi, si svolgeva intorno all’ora ottava (all’incirca le ore 14.00, secondo il nostro modo di misurare il tempo): ci sono racconti di cene che duravano fino a notte inoltrata (mezzanotte o l’una), ma in realtà quando faceva buio gli ospiti se ne andavano».

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E ancora: «Le vivande servite nel triclinio erano sempre ricche, infatti il proverbio che usiamo ancora oggi, “ab ovo usque ad mala” (locuzione usata per dire “dall’inizio alla fine”, ndr), si riferisce proprio alla durata di un pranzo romano completo, che iniziava con un antipasto comprendente, appunto, le uova e finiva con la frutta. In questa stanza della Villa Imperiale abbiamo voluto ricostruire in pezzetto della vita dei nostri antenati pompeiani: abbiamo ricostruito, dopo averne studiato le forme più diffuse, i letti, i tavoli della mensa e abbiamo posizionato gli oggetti nei posti che presumibilmente dovevano occupare durante un pranzo dell’antica Pompei: le ciotole, le coppe, gli attingitori, i candelabri con le lucerne per fare luce. Un vero “pezzo” di vita della città antica».

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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