Risolto l’enigma dei melograni di Oplontis

Le bucce dei frutti sono state ritrovate avvolte nella paglia intrecciata nei magazzini di Villa B
Melograni carbonizzati rinvenuti a Pompei

POMPEI / TORRE ANNUNZIATA. L’utilizzo del melograno a Pompei e nelle aree vesuviane è uno degli aspetti più misteriosi legati al materiale vegetale (semi, frutti, piante, ecc.) ritrovati nel corso degli scavi nella città antica. Questo frutto così particolare si mangiava o veniva usato soltanto come colorante? Alla domanda ha provato a dare una risposta Gaetano Di Pasquale, del Dipartimento di Agraria della Federico II, che sta procedendo alla ri-catalogazione di tutti i reperti archeologici vegetali conservati presso il Laboratorio di ricerche applicate del Parco Archeologico di Pompei. «Quella che riguarda il melograno – dice – è una delle storie più curiose. È una pianta non autoctona in Italia, proviene dal Medio Oriente, probabilmente dalla Persia. Le origini non sono chiare perché è una pianta di antichissima coltivazione e quindi è stata diffusa da vari millenni».

Il prof. Gaetano Di Pasquale

«Essa – prosegue Di Pasquale – era presente non tanto a Pompei, ma soprattutto a Oplontis, nella Villa B: i frutti erano conservati in maniera molto precisa, insieme a paglia intrecciata. Probabilmente il motivo era la conservazione: non si sa se questi frutti fossero destinati ad un uso alimentare oppure ad un uso diverso. Abbiamo questo dubbio perché i frutti ritrovati sono aperti e c’è solo la parte esterna, ovvero la buccia: manca completamente la parte interna. Ciò ci fa pensare che questa parte di frutto potesse essere destinata non ad un uso alimentare ma all’estrazione di un colorante. La buccia dei melograni, infatti, veniva utilizzata per produrre un colorante giallo che poteva avere numerosi impieghi: sappiamo, ad esempio, che serviva per tingere le reti da pesca. E se pensiamo che Villa B piuttosto che una villa sembra un magazzino, dove venivano conservate le merci in uscita o in entrata dal porto di Oplontis, allora possiamo ipotizzare che il melograno fosse un prodotto destinato all’esportazione oppure all’importazione. Questo non lo sappiamo con certezza, è un punto da verificare così come la funzione di questi frutti che, probabilmente, non era alimentare ma produttiva di un colorante».

Guarda il video del Parco Archeologico di Pompeii

Il melograno a Pompei

Il prof. Di Pasquale del Dipartimento di Agraria della Università degli Studi di Napoli Federico II ci racconta alcuni interessanti aneddoti su un frutto molto importante a Pompei: il melograno.

Pubblicato da Pompeii – Parco Archeologico su Giovedì 12 gennaio 2017

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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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