Gli influssi della cultura greca a Pompei

La città, nel II secolo a.C., è parte dell’universo ellenistico: il mondo greco vive nel quotidiano

POMPEI. L’influenza della cultura greca nell’antica Pompei era molto più tangibile di quanto ci si potesse aspettare in una città italica di epoca arcaica che, successivamente, sarebbe stata interessata dalla dominazione culturale e politica latina. Questi aspetti sono il filo conduttore della mostra “Pompei e i Greci”, curata dal direttore generale Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”) che fino a 27 novembre 2017 sarà visitabile nella Palestra Grande degli scavi di Pompei.

In questa storia, c’è una “Pompei prima di Pompei”. Alla foce del fiume Sarno e lungo la sua vallata il contatto con il mondo greco inizia ben prima della fondazione della città, con i villaggi che precedono Pompei. Nelle necropoli di Striano, nell’insediamento perifluviale di Longola ai materiali indigeni si sommano reperti greci, provenienti da scambi commerciali innescati con le rotte mediterranee di passaggio per la foce del fiume, o giunti tramite le città greche o etrusche presenti in Campania.

Pompei viene fondata alla fine del VII secolo a.C.: lo spazio cittadino è suddiviso da strade regolari in cui si distribuiscono case e luoghi pubblici. Una geometria di santuari, con templi dalla ricca decorazione policroma, scandisce il tempo del politico e del sociale. La nuova città italica, con forti presenze etrusche, viene costruita anche ricorrendo a maestranze greche, ad artigiani attivi a Cuma, Poseidonia, Capua e Metaponto.

In Campania c’è un mondo variegato di genti che parlano lingue diverse, manipolano gli stessi oggetti, ma ne personalizzano l’uso adattandoli alle proprie esigenze, praticano un commercio per piccoli scali, dove il sapere si mescola con le partite di merci. Nei porti di Pompei e Sorrento, a Partenope o presso il Rione Terra di Pozzuoli, allora sede di un piccolo scalo cumano, si parlava greco, etrusco, italico.

La fondazione di Neapolis, la nuova città al centro del Golfo voluta da Cuma, che si affianca a Partenope ereditandone il culto della Sirena, crea una brusca frattura, interrompe il flusso composito di idee e merci. Tramite il suo porto imponente, Neapolis raggiunge luoghi lontani e ne condivide usanze, costumi, mode, specchio dinamico per nuove, infinite identità greche. Gli Etruschi vengono sconfitti dai Cumani con l’aiuto dei Siracusani in una battaglia navale (474 a.C.). Pompei si contrae, un vecchio mondo tramonta.

Ritroviamo il confronto con la Grecia dopo circa 80 anni, quando Pompei rinasce al seguito dei grandi eventi innescati nel Mediterraneo dall’epopea di Alessandro Magno e dall’espansione progressiva di Roma. È il momento della “rinascita” di Pompei, della città sannitica che a partire dal IV secolo a.C. ritorna ad essere un centro importante all’interno delle dinamiche insediative del Golfo. La città, nel II secolo a.C., è parte dell’universo ellenistico, ricercata per architetture pubbliche e private, colorata da affreschi, impreziosita da fregi in terracotta.

Il mondo greco entra a far parte del quotidiano. Due scarichi, uno da Atene, l’altro da Pompei, testimoniano, con le dovute differenze, la comunanza di pratiche sociali, le similitudini nella ricerca di agi e modi di concepire la vita e i suoi piaceri. Dalla casa di Giulio Polibio e da quella del Menandro provengono ricchi corredi di suppellettili che raccontano di culture composite in cui il mondo greco trova ampio spazio tramite oggetti originali o imitati. Le argenterie di Moregine trasportano in Campania un po’ del lusso delle vecchie regge ellenistiche.

La passione per il mondo greco diventa, infine, collezionismo: oggetti greci sono richiesti ed esposti nelle case pompeiane. A Pompei accanto al latino si usa il greco: per transazioni commerciali ma anche come lingua dell’emozione, del sentimento, della cultura. Le stanze delle case acquistano nomi greci, la cura del corpo e il mondo dell’amore si rivestono di parole greche, i bambini imparano a utilizzare l’alfabeto greco. Nelle statue diffuse in spazi pubblici e privati, in giardini, peristili e cortili, in sale di rappresentanza ritroviamo le opere mirabili dell’arte greca imitate e riprodotte. (Foto: Viktoria Osinska).

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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