La Villa dei Misteri a Pompei: la residenza resa famosa dal ciclo pittorico dei riti dionisiaci

POMPEI. Scoperta parzialmente nel 1909-1910 e compiutamente nel 1929-1930 ad opera di Amedeo Maiuri, il complesso è un esempio mirabile di commistione tra villa d’otium e villa rustica, appartenuta forse alla famiglia degli Istacidii, fra le più importanti della Pompei di età augustea.

Presenta, secondo gli studi più aggiornati, un impianto architettonico risalente al I secolo a.C. con successive trasformazioni fino all’eruzione vesuviana del 79 d.C. L’odierno assetto della villa si deve agli interventi che hanno avuto luogo in seguito al terremoto del 62 d.C., quando si avviò la conversione dell’edificio da villa residenziale a complesso agricolo e produttivo (vino).

Al momento dell’eruzione erano in corso lavori di adeguamento della struttura da parte dell’ultimo proprietario. Il lussuoso quartiere residenziale si trova sul lato ovest e si affacciava sul mare. Invece dal soggiorno con esedra si accede, attraverso un passaggio laterale, alla sala dei Misteri (riti iniziatici). Il nome della villa si deve proprio agli affreschi che ornano questo triclinio.

Si tratta di uno straordinario ciclo pittorico (megalografia), ampiamente discusso dagli studiosi, occupa la fascia mediana della cosiddetta Sala dei Misteri, al di sopra di uno zoccolo decorato a finto marmo che funge da podio. La scena è dominata dalla coppia divina posta al centro della parete di fondo, in cui si identificano Dioniso e Afrodite (o Arianna).

Le scene che convergono dalle pareti laterali verso il centro si incentrano su due temi collegati tra loro: da un lato il mondo di Dioniso e l’iniziazione ai suoi Misteri, dall’altro la preparazione della fanciulla alle nozze (come mostrano le scene poste sulle pareti che inquadrano l’ingresso: da un lato la toletta di una sposa; dall’altro una donna ammantata seduta, forse la domina).

Il culmine della tensione narrativa è raggiunto nella scena rituale in cui una donna inginocchiata scopre il fallo, mentre un personaggio alato è intento alla flagellazione rituale mentre una menade del corteggio di Dioniso danza.

Ma in cosa consistevano i riti iniziatici, ovvero i “Misteri”? Nei riti dionisiaci, caratterizzati dall’ebbrezza del vino, dalla musica, dalla danza, satiri e baccanti, alter ego mitici degli adepti, raggiungevano uno stato di trance. L’esito del rito era anticamente collegato alla vendemmia ed era il temporaneo ritorno dell’adepto ad una condizione naturale e animalesca in cui la caccia e lo sbranamento di un animale selvaggio erano il coronamento finale.

Nel mondo italico la devozione a Bacco, dio del vino, ha radici profonde e si accompagna alla diffusione dei cosiddetti Baccanali, festività tramutate in veri e propri riti orgiastici. Il dio veniva invocato nelle cerimonie e ai partecipanti era consentito di evadere dalla realtà attraverso l’ebbrezza del vino, avvicinandosi così “idealmente” alla sfera divina.

Di questi riti arrivò ad occuparsene il Senato Romano, che nel 186 a.C., per porre un freno all’inarrestabile diffusione di queste manifestazioni di tipo misterico, estranee alla religione ufficiale di Stato e destabilizzanti per l’ordine pubblico, emanò un’ordinanza, il Senatus consultum de Bacchanalibus, che ne vietava di fatto lo svolgimento.

Il culto di Bacco era destinato ad ogni modo a continuare e Pompei ne ha restituito tracce significative sino alla sua distruzione. Una straordinaria testimonianza della complessità di tali riti e dell’intreccio stretto con quello di Afrodite-Venere (in particolare per le cerimonie nuziali) è rappresentata proprio dal ciclo degli affreschi del triclinio della Villa dei Misteri.

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Redazione Made in Pompei

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Made in Pompei è una rivista mensile di promozione territoriale e di informazione culturale fondata nel 2010.

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